05.06.2026
Transizione ecologica e antincendio negli edifici

La decarbonizzazione del settore delle costruzioni sta modificando in profondità anche gli scenari di incendio, perché l’edilizia che punta alla sostenibilità introduce materiali, impianti e tecniche che si comportano in modo diverso quando sono esposti al fuoco. È questa la prospettiva del rapporto danese “Prepared for the Construction of the Future”, elaborato dal Danish Technological Institute insieme alla Danish Emergency Management Agency, che mette in relazione le scelte costruttive orientate all’efficienza energetica con le difficoltà operative che ne derivano per i vigili del fuoco. L’adozione diffusa di sistemi energetici elettrificati, di materiali innovativi e di soluzioni a basso impatto ambientale genera infatti criticità nuove, che lo studio invita a considerare già in fase di progettazione.

Il tratto che rende attuale questa analisi è il legame diretto tra la dimensione ambientale e la resilienza dei soccorsi. Gli incendi che coinvolgono gli edifici sostenibili tendono a essere più complessi e meno prevedibili, e questa imprevedibilità si aggrava per effetto di quello che il rapporto chiama cocktail effect: la presenza simultanea, in un medesimo edificio, di batterie, impianti fotovoltaici, materiali compositi, cavità costruttive e strutture lignee può alterare in maniera radicale il comportamento del fuoco. La compresenza di queste componenti modifica le modalità di propagazione, i tempi di sviluppo e le condizioni in cui le squadre devono operare, imponendo una lettura del rischio che tenga conto delle interazioni tra elementi diversi e non della singola sorgente di pericolo.

Lo studio individua dieci aree prioritarie su cui concentrare l’attenzione e l’ordine con cui le dispone restituisce la gerarchia dei problemi. Le criticità riguardano i sistemi di accumulo a batteria, le autorimesse e i parcheggi, gli impianti fotovoltaici, gli edifici alti e complessi, il legno strutturale, i nuovi materiali isolanti, le batterie dell’elettronica di consumo, le intercapedini, il riuso edilizio e le coperture verdi. Collocare ai primi posti i Battery Energy Storage Systems, i grandi accumulatori elettrochimici, e gli spazi destinati alla sosta dei veicoli segnala dove si concentrano oggi le sfide più impegnative per il soccorso tecnico urgente.

Le batterie agli ioni di litio rappresentano uno dei nodi centrali, perché in caso di guasto o danneggiamento possono innescare uno sviluppo termico molto elevato, accompagnato dall’emissione di gas tossici e da un concreto rischio esplosivo; a ciò si aggiunge la difficoltà di estinzione, dato che i meccanismi di propagazione interna alle celle resistono alle tecniche tradizionali e richiedono approcci tattici ripensati. Un discorso analogo vale per i parcheggi, soprattutto quelli chiusi: l’aumento delle dimensioni dei veicoli, l’impiego massiccio di materiali plastici e la crescente diffusione delle automobili elettriche stanno modificando i carichi d’incendio rispetto al passato, con conseguenze rilevanti negli ambienti privi di impianti sprinkler o di sistemi adeguati di evacuazione dei fumi.

La conclusione del rapporto sposta l’attenzione sul piano delle competenze, indicando la cultura della sicurezza come la condizione che rende sostenibile l’intera transizione. Affrontare il rinnovamento dell’edilizia richiede un investimento parallelo nella preparazione di chi interviene, attraverso nuove competenze, un aggiornamento continuo e una revisione delle strategie operative pensata per le caratteristiche dei nuovi edifici. Introdurre innovazioni senza valutarne gli effetti sulla gestione dell’emergenza apre il rischio di vulnerabilità inattese, che emergono proprio nel momento in cui i soccorsi devono agire. La sostenibilità dell’edilizia del futuro comprende quindi anche la sostenibilità operativa del soccorso, intesa come capacità del sistema di emergenza di restare efficace di fronte a scenari di incendio sempre più articolati.