Il primo impianto di potabilizzazione mai costruito a Singapore, il Bukit Timah Waterworks, sarà sottoposto a una valutazione formale del suo significato nazionale e del suo valore storico da parte dell’ente che a Singapore si occupa di patrimonio culturale, il National Heritage Board. Inaugurato nel 1891 e oggi vecchio di centotrentacinque anni, l’impianto conserva ancora l’intera catena di trattamento che ne fece a suo tempo una delle infrastrutture civili più avanzate della città: flocculatori, sedimentatori e vasche di accumulo che scandivano il passaggio dell’acqua grezza fino alla forma potabile.
L’elemento che ne fa un caso raro di ingegneria idraulica ottocentesca giunta intatta fino a noi è la grande vasca sotterranea di acqua chiara, la Clear Water Tank: si tratta di un invaso interrato di dimensioni notevoli, dell’ordine dei settantacinque metri di lato, coperto da una fitta successione di colonne, pilastri e archi in mattoni; il laterizio impiegato venne importato da Calcutta e messo in opera con malta cementizia, una scelta dettata dalla scarsità di mattoni disponibili localmente all’epoca della costruzione. La struttura è rimasta pressoché immutata da allora e, chi ha avuto occasione di scendere nella vasca svuotata, la descrive come uno spazio simile a una cripta, sorprendentemente integro nonostante il secolo abbondante di servizio.
Sul piano funzionale, l’impianto non alimenta più la rete cittadina, ma viene mantenuto in condizioni operative come struttura di riserva. Le apparecchiature e le opere murarie sono state conservate con cura, tanto che la vasca sotterranea si presenta ancora in ottimo stato: un risultato che testimonia sia la qualità della progettazione originaria, legata alla figura dell’ingegnere municipale James MacRitchie, sia il lavoro continuo di manutenzione svolto nei decenni successivi dai tecnici dell’ente idrico.
Prima di decidere come destinare il sito, l’ente incaricherà una serie di studi tecnici, tra cui una ricognizione di base sul valore storico e una perizia sullo stato di conservazione degli edifici, entrambe pensate per fornire una base documentale solida alle scelte future. In precedenza l’ente idrico aveva già esplorato l’ipotesi di trasformare la vecchia vasca di acqua chiara in un centro didattico o in un museo dell’acqua di livello internazionale, concepito come un percorso sensoriale immersivo nello spazio sotterraneo. In quel quadro, l’architetto Randy Chan aveva formulato proposte che prevedevano il recupero degli edifici residenziali attigui, i MacKenzie Apartments, per ricavarne uffici, gallerie espositive e spazi di ristorazione.
Chi difende il valore patrimoniale del sito sostiene che esso occupi un posto centrale nella storia dell’approvvigionamento idrico di Singapore e meriti quindi la protezione più alta, quella di monumento nazionale. La strada, però, presenta ostacoli concreti di natura logistica: l’accesso al complesso è limitato e la disponibilità di parcheggi è ridotta, condizioni che rendono complicata una fruizione pubblica su larga scala e che dovranno essere affrontate da qualsiasi progetto di riuso.
Perciò, un manufatto nato con una funzione puramente tecnica, quella di depurare e conservare l’acqua per una città in crescita, acquisisce nel tempo un valore documentale che va oltre la sua utilità originaria e la sua conservazione richiede oggi lo stesso rigore ingegneristico che ne guidò la costruzione, applicato però alla diagnosi dei materiali e alla stabilità delle strutture anziché alla produzione di acqua potabile.
