Il problema degli stoccaggi europei di gas non riguarda soltanto una percentuale da raggiungere entro una scadenza regolatoria, ma la capacità concreta dell’Unione Europea di affrontare il prossimo inverno con riserve sufficienti, acquistate in condizioni di mercato sostenibili e disponibili nei punti della rete dove servono. Secondo la valutazione di ACER, l’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione fra i regolatori dell’energia: l’obiettivo di riempire i serbatoi di gas al 90% entro il prossimo inverno appare sempre meno realistico, mentre un livello dell’80% viene considerato raggiungibile, pur con costi più elevati e con una maggiore esposizione a eventuali interruzioni delle forniture.
La soglia del 90% ha un significato tecnico preciso, in quanto gli stoccaggi sotterranei europei funzionano come un polmone stagionale del sistema gas: durante la primavera e l’estate il gas viene iniettato nei siti di deposito, mentre nei mesi freddi viene estratto per coprire i picchi di domanda legati al riscaldamento, alla produzione elettrica e ai consumi industriali. Secondo Reuters, il gas prelevato dagli stoccaggi può coprire fino a circa un terzo della domanda invernale dell’Unione Europea, quindi il livello di riempimento non è un dato amministrativo isolato, ma uno dei principali parametri di sicurezza energetica del continente.
La difficoltà attuale nasce dal punto di partenza: gli stoccaggi europei risultano insolitamente bassi per il periodo: il dato citato è pari al 31%, il livello stagionale più basso dal 2022, quando la riduzione delle forniture russe aveva messo sotto pressione l’intero sistema energetico europeo. ACER segnala che l’inverno si è chiuso con riserve inferiori al 30%, a causa di una domanda di gas più elevata per generazione elettrica e riscaldamento durante una stagione più fredda della media; nello stesso quadro, la domanda europea è salita leggermente su base annua, arrivando a circa 2.400 TWh.
Il passaggio tecnico centrale riguarda il gas naturale liquefatto, perché il riempimento dei serbatoi dipende sempre più dalla capacità europea di attrarre carichi di GNL sul mercato globale. ACER indica che l’80% potrebbe essere raggiunto mantenendo importazioni di GNL intorno ai livelli del 2025, cioè circa 11 miliardi di metri cubi al mese, mentre il 90% richiederebbe un incremento delle importazioni di GNL di circa il 13% rispetto al 2025. In condizioni ordinarie sarebbe già un aumento impegnativo; nell’attuale scenario diventa più complesso perché la disponibilità globale di LNG è ridotta, la concorrenza asiatica assorbe carichi flessibili e il mercato europeo deve pagare un premio di prezzo per assicurarsi le forniture.
Il collegamento con lo Stretto di Hormuz rende il quadro più delicato: Reuters riporta che la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha colpito i mercati globali del gas, mentre gli attacchi alle infrastrutture qatariote hanno provocato danni che, secondo il Qatar, richiederanno anni per essere riparati. Anche se gran parte del gas importato dall’Unione Europea proviene da Norvegia e Stati Uniti, una contrazione dell’offerta globale di GNL modifica comunque l’equilibrio dei prezzi, perché i carichi liquefatti sono commerciati su un mercato internazionale in cui Europa e Asia competono per la stessa molecola disponibile.
Il prezzo diventa quindi parte del problema operativo: non basta disporre di terminali di rigassificazione e capacità di stoccaggio, ma serve che gli operatori abbiano un incentivo economico ad acquistare gas durante la stagione di iniezione. Se il prezzo corrente è alto e il differenziale fra prezzo estivo e prezzo invernale non compensa il costo di acquisto, trasporto, rigassificazione, iniezione e finanziamento dello stock, le imprese rallentano gli acquisti. Reuters indica che le perturbazioni sul mercato globale hanno contribuito a un aumento dei prezzi europei del gas di circa il 40%, mentre ACER avverte che gli obiettivi di stoccaggio possono esercitare pressione rialzista sui prezzi estivi.
Il target del 90% rischia di trasformarsi in un obiettivo tecnicamente possibile solo pagando il gas a condizioni sfavorevoli. Il sistema europeo può riempire i serbatoi, ma deve farlo acquistando volumi in una fase di offerta stretta, competizione internazionale elevata e volatilità geopolitica: spingere rigidamente verso il 90% può generare un effetto indesiderato, perché concentra la domanda europea nei mesi di iniezione e segnala al mercato che i compratori devono acquistare comunque. La Commissione Europea ha infatti richiamato la necessità di coordinare gli sforzi degli Stati membri, per evitare acquisti simultanei capaci di alimentare ulteriori tensioni sui prezzi.
La soglia dell’80% assume quindi il ruolo di livello operativo di sicurezza: la Commissione Europea, nel quadro del Gas Coordination Group, ha indicato che le infrastrutture europee sono preparate a riportare gli stoccaggi almeno all’80% entro il 1° novembre, a condizione che vi sia disponibilità di GNL nei prossimi mesi. Lo stesso gruppo ha rilevato che il sistema gas europeo resta flessibile e resiliente grazie alle nuove capacità di rigassificazione entrate in servizio dal 2022, che possono compensare livelli di stoccaggio più bassi all’inizio dell’inverno.
Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha invitato i Paesi membri a utilizzare le disposizioni di flessibilità previste dal regolamento sugli stoccaggi e a valutare il target dell’80% già nelle prime fasi della stagione di riempimento, in modo da dare certezza agli operatori e ridurre il rischio di una corsa agli acquisti a fine estate. La Commissione ha anche precisato che, al momento della valutazione del 9 aprile, non erano osservati rischi immediati per la sicurezza dell’approvvigionamento, mentre la preparazione invernale doveva essere anticipata e coordinata.
Il passaggio dall’obiettivo del 90% alla praticabilità dell’80% cambia anche la lettura dei serbatoi: un riempimento più basso riduce il margine disponibile in caso di freddo intenso, consumi industriali superiori alle attese, minore produzione rinnovabile o nuove interruzioni nelle forniture. Il livello dell’80% può essere sufficiente per superare l’inverno in scenari gestibili, ma lascia meno riserva strategica rispetto al 90% e rende il sistema più dipendente dalla continuità delle importazioni durante la stagione fredda. ACER lo indica chiaramente: il livello dell’80% è raggiungibile, ma sarà probabilmente più costoso e più vulnerabile a shock improvvisi dell’offerta.
La struttura delle forniture europee accentua questo vincolo: la progressiva uscita dal gas russo ha modificato i flussi continentali, aumentando il peso degli ingressi LNG e dei movimenti ovest-est lungo la rete. ACER segnala che gli Stati Uniti rappresentano ormai circa il 30% delle importazioni complessive di gas dell’Unione Europea e circa due terzi delle importazioni europee di GNL, mentre i flussi russi sono scesi vicino a 240 TWh, pari comunque a circa il 14% delle importazioni totali di gas dell’UE. Questa riconfigurazione rende il sistema meno dipendente da una singola direttrice storica, ma più esposto alla disponibilità globale di GNL, ai colli di bottiglia nei terminali e ai differenziali di prezzo fra i principali hub europei.
Il tema dei serbatoi riguarda anche la capacità di iniettare gas nei tempi utili, la compatibilità fra domanda estiva e acquisti per l’inverno, la disponibilità di navi metaniere, la capacità di rigassificazione, i flussi interni fra Paesi costieri e Paesi continentali, la liquidità dei mercati all’ingrosso e il costo finanziario di immobilizzare grandi quantità di gas per mesi. In un mercato volatile, ogni punto percentuale aggiuntivo di riempimento può avere un costo crescente, perché viene comprato in concorrenza con altri acquirenti e in presenza di segnali geopolitici instabili.
Il Gas Coordination Group del 24 aprile ha confermato che la sicurezza dell’approvvigionamento dell’UE resta in larga misura non compromessa e che un livello dell’80% alla fine dell’estate sarebbe sufficiente per garantire la fornitura invernale. Il gruppo ha anche precisato che il riempimento degli stoccaggi deve essere valutato insieme alle considerazioni economiche e che, se gli obiettivi legislativi non risultano raggiungibili, i Paesi possono attivare tempestivamente le flessibilità regolatorie.
La traiettoria più probabile è quindi una stagione di riempimento meno lineare rispetto agli anni precedenti. L’Europa dovrà iniziare presto le iniezioni, evitare concentrazioni di domanda negli stessi periodi, sfruttare la capacità di rigassificazione disponibile, monitorare la concorrenza asiatica sui carichi spot e decidere quanto premio economico sia accettabile per aumentare il livello di riempimento oltre l’80%. Il 90% resta il riferimento regolatorio e simbolico della massima prudenza, ma il dato operativo che oggi orienta le decisioni è l’80%, perché consente di preservare la sicurezza invernale senza forzare il mercato in una fase di offerta ristretta.
