13.03.2026
Sicurezza antincendio per le nuove gallerie del Cadore sulla SS 51

L’adeguamento della Strada Statale 51 di Alemagna è uno degli interventi infrastrutturali collegati al potenziamento dell’accessibilità verso l’area dolomitica; le varianti di Tai di Cadore e di Valle di Cadore introducono soluzioni tecniche mirate a migliorare in modo strutturale la sicurezza delle gallerie, la gestione delle acque di piattaforma e la capacità dell’infrastruttura di rispondere a scenari critici come incendi e sversamenti di liquidi infiammabili.

La SS 51 è una direttrice fondamentale per l’accesso alle Dolomiti: nei territori montani come quelli del Cadore, ogni intervento stradale deve confrontarsi con una molteplicità di fattori critici che comprendono l’orografia, l’intensità delle precipitazioni, la gestione delle acque in ambienti confinati e l’aggressività chimica dovuta all’impiego di sali antigelo, integrando soluzioni tecniche avanzate con le esigenze ambientali e operative di un contesto alpino esposto a forti sollecitazioni climatiche e di esercizio.

La scelta di concentrare l’attenzione su drenaggio e sicurezza antincendio sta nel fatto che in una galleria stradale moderna, infatti, la gestione delle acque diventa parte integrante del sistema di sicurezza complessivo: le acque di piattaforma possono miscelarsi con sostanze pericolose in caso di incidente, con liquidi infiammabili in caso di sversamento e con l’acqua utilizzata dagli impianti o dai soccorsi in caso di incendio. Per questa ragione, nelle due varianti cadorine, il drenaggio viene progettato insieme alla compartimentazione del pericolo e alla protezione dell’infrastruttura.

La variante di Tai di Cadore, situata nel comune di Pieve di Cadore, è stata concepita per deviare il traffico pesante dal centro abitato attraverso un nuovo tracciato lungo 1.200 metri, di cui 990 metri in galleria, con una corsia per senso di marcia: in un’opera di questo tipo, la sicurezza interna del tunnel assume un ruolo determinante, soprattutto considerando che un eventuale incendio in galleria presenta caratteristiche molto più critiche rispetto a un analogo evento in ambiente aperto. La propagazione del calore, la difficoltà di evacuazione, la concentrazione di fumi e la presenza di fluidi combustibili rendono necessaria una progettazione molto accurata dei sistemi di drenaggio e contenimento.

Per rispondere a queste esigenze, nella variante di Tai di Cadore sono stati installati 40 pozzetti tagliafiamma delle dimensioni di 550 x H750 mm, completati da chiusini in ghisa D400, collocati a intervalli regolari di 25 metri e collegati direttamente con il sistema principale di scolo delle acque, proprio per ridurre il percorso libero dei liquidi sulla piattaforma, intercettarli rapidamente e convogliarli in un sistema in grado di ostacolare la propagazione della fiamma attraverso la rete di drenaggio.

Il funzionamento del pozzetto tagliafiamma si basa sulla stretta integrazione tra geometria stradale e componente prefabbricata: in caso di sversamento accidentale o di incendio, i liquidi infiammabili e l’acqua proveniente dal sistema antincendio confluiscono nella camera di ingresso del manufatto e, qui, una paratia interna progettata appositamente impedisce la propagazione delle fiamme lungo la rete, isolando l’evento e consentendo nello stesso tempo il deflusso controllato dei fluidi.

per quanto riguarda i materiali, la scelta del calcestruzzo vibro-gettato ad alte prestazioni risponde a esigenze molto precise: il calcestruzzo di tipo M, infatti, oltre a essere incombustibile, non rilascia fumi tossici quando sottoposto ad alte temperature, caratteristica fondamentale in un ambiente confinato come la galleria, dove la gestione dei fumi è uno degli aspetti più critici in assoluto per la salvaguardia degli utenti e per l’operatività dei soccorsi.

La variante di Valle di Cadore, collocata poco oltre lungo la direttrice verso Cortina, adotta una logica in parte simile ma con una configurazione ancora più integrata tra drenaggio lineare e protezione antincendio. Il by-pass misura complessivamente 800 metri e comprende una galleria di 613 metri sviluppata sul pendio che domina la valle del Boite, con l’obiettivo generale di sottrarre traffico al centro abitato.

In questa seconda variante, la configurazione adottata comprende 36 pozzetti tagliafiamma disposti su entrambi i lati della carreggiata e collegati a oltre 33 canali di drenaggio lineare. Il canale viene descritto come un elemento in calcestruzzo armato vibro-gettato di tipo I, cioè autoportante, perché consente al manufatto di lavorare con elevata stabilità sotto carichi pesanti, riducendo la dipendenza da opere accessorie e garantendo una maggiore affidabilità nel tempo.

Uno degli aspetti più tecnici dell’intervento di Valle di Cadore è lo sviluppo di una soluzione personalizzata, con una sezione di scorrimento circolare da 310 mm di diametro e un’altezza totale di 500 mm, proprio per, oltre a favorire buone condizioni idrauliche, ottimizzare il deflusso e a ridurre i punti di ristagno; la sua altezza complessiva, ancora, contribuisce a garantire la capacità di alloggiamento e la resistenza strutturale del sistema.

La classe di carico D400, poi, è idonea a sopportare le sollecitazioni tipiche del traffico stradale intenso, condizione indispensabile in un’opera come la SS 51, che deve sostenere non solo traffico turistico e veicolare ordinario, ma anche una componente significativa di mezzi pesanti.

Per quanto concerne il rapporto tra prestazione tecnica ed inserimento architettonico, nel caso di Valle di Cadore, la combinazione tra estetica essenziale e alte prestazioni viene presentata come un elemento di valore, capace di consentire l’integrazione armoniosa del sistema nel contesto della galleria senza rinunciare alla sicurezza.

C’è poi un tema di durabilità di un’infrastruttura montana, a causa dell’azione corrosiva dei sali antigelo, una delle criticità più insidiose per tutte le opere stradali e idrauliche in zone alpine: i sistemi prefabbricati installati devono quindi resistere non solo ai carichi dinamici del traffico, ma anche a un ambiente aggressivo sotto il profilo chimico e climatico.

La prospettiva finale è quella post Milano-Cortina 2026: le opere realizzate lungo la SS 51 non sono pensate soltanto per le Olimpiadi invernali, ma per lasciare al territorio cadorino un sistema viario più sicuro e più adatto a sostenere traffico e condizioni ambientali severe nel lungo periodo.