Il punto di partenza di questa costruzione è un grande serbatoio d’acqua in plastica bianca, un manufatto industriale che normalmente finirebbe tra i rifiuti e che invece diventa lo scheletro portante di una piccola abitazione. L’elemento viene fatto rotolare sul terreno e impiegato come corpo principale della casa, assolvendo in un colpo solo a tre funzioni che in un edificio tradizionale richiederebbero lavorazioni distinte: pareti, copertura e parte della base poggiano tutte sul medesimo volume cilindrico già pronto.
La logica che rende interessante questo approccio è di natura economica prima ancora che estetica. In una costruzione convenzionale la struttura rappresenta una delle voci di spesa più pesanti, perché comporta fondazioni, elevazioni e copertura da realizzare da zero. Qui la struttura esiste già, ed è un volume cilindrico impermeabile, resistente e durevole, capace di offrire un riparo di base ancora prima che vengano applicate le finiture. Il serbatoio, nato per contenere liquidi, possiede infatti caratteristiche di tenuta e robustezza che lo rendono adatto a fungere da guscio abitativo.
La trasformazione procede attraverso fasi: si comincia con uno scavo eseguito a mano, senza ricorrere a mezzi pesanti, per ricavare nel terreno l’alloggiamento in cui inserire il serbatoio coricato su un fianco. Il manufatto viene incassato in un pendio, così da ottenere una struttura parzialmente interrata che si integra nel paesaggio ed è una scelta che produce un effetto visivo di mimetizzazione, perché la casa sembra emergere direttamente dalla collina, e allo stesso tempo introduce un vantaggio prestazionale concreto.
L’interramento parziale richiama infatti il principio delle costruzioni protette dalla terra: a pochi metri sotto la superficie la temperatura del suolo tende a mantenersi più stabile rispetto a quella dell’aria esterna nel corso dell’anno, attenuando i picchi di calore in estate e quelli di freddo in inverno. Una struttura abbracciata dal terreno beneficia di questa inerzia termica, riducendo l’esposizione diretta agli sbalzi climatici e migliorando il comfort interno per via passiva, senza impianti aggiuntivi. L’inserimento nel pendio, inoltre, stabilizza meccanicamente il volume e ne diminuisce la superficie esposta agli agenti atmosferici.
L’elemento che cambia in modo più radicale l’aspetto del manufatto è il rivestimento frontale: tavola dopo tavola, il legno di recupero ricavato dai pallet viene applicato sulla bocca del serbatoio fino a comporre un telaio curvo che segue la forma cilindrica del volume. Questa facciata in legno è la firma visiva dell’intero progetto, perché trasforma l’apertura di un contenitore industriale nella soglia di un’abitazione dall’aspetto rustico e accogliente, con un arco arrotondato che evoca con immediatezza l’immaginario delle case scavate nella terra. Il legno caldo che si stacca dal corpo bianco e liscio della plastica crea il contrasto che dà forza alla metamorfosi.
Le finiture completano l’identità della costruzione: una porta tonda di colore scuro e una finestra circolare con partiture interne chiudono il fronte e definiscono il linguaggio dell’insieme, separando l’idea del riparo improvvisato da quella di una micro-casa funzionale e curata. La porta e la finestra risolvono questioni pratiche come l’ingresso della luce, la ventilazione e la chiusura della struttura, garantendo che lo spazio interno resti vivibile e arieggiato.
Sulla parte superiore del fronte trova posto un tetto verde che rafforza l’integrazione con il terreno: il risultato finale è un edificio che pare incassato nel declivio, quasi che la collina nasconda al proprio interno una piccola dimora sotterranea. In questo progetto la copertura vegetale lavora soprattutto come finitura visiva, ma resta coerente con il principio delle costruzioni protette dalla terra, dove il rapporto tra suolo, schermatura esterna e stabilità termica gioca un ruolo centrale nel definire il microclima dello spazio abitato.
La sfida tecnica più evidente di questa tipologia è la forma curva del serbatoio, che mal si concilia con le esigenze di un ambiente domestico: il rivestimento interno risolve il problema attraverso una controparete e un pavimento livellato che ricavano un piano orizzontale stabile e una superficie più confortevole. Una volta foderato in legno, con il fondo reso piano, l’interno smette di apparire come un oggetto industriale riconvertito e comincia a funzionare come un ambiente compatto, protetto e realmente utilizzabile.