Il mercato dei serbatoi per lo stoccaggio dell’idrogeno senza liner sta passando dalla validazione su scala pilota e dalle applicazioni di nicchia alle prime fasi di industrializzazione e diffusione commerciale. Si tratta principalmente di recipienti compositi di Tipo V nei quali viene eliminato il tradizionale liner interno metallico o polimerico: la stessa parete strutturale del serbatoio assolve quindi sia alla funzione meccanica di contenimento sia a quella di barriera alla permeazione dell’idrogeno. Rispetto ai serbatoi di Tipo III e IV, questa architettura permette di ridurre il peso e aumentare l’efficienza volumetrica, caratteristiche particolarmente importanti nei sistemi nei quali massa e spazio disponibile incidono direttamente sulle prestazioni, come il trasporto pesante, l’aerospazio e le applicazioni mobili. Lo sviluppo industriale dipende soprattutto dai progressi nei compositi in fibra di carbonio e nei processi di filament winding, che dovrebbero ridurre i costi e rendere più scalabile la produzione, mentre rimangono da affrontare il prezzo ancora superiore rispetto alle tecnologie convenzionali, i severi requisiti di sicurezza e certificazione, i problemi di permeazione e durabilità e la concorrenza di una tecnologia Type IV che dispone già di filiere produttive mature.
La crescita dipende dai volumi produttivi dei FCEV, dagli incentivi pubblici all’acquisto, dall’inasprimento degli standard sulle emissioni e soprattutto dall’espansione delle reti di rifornimento. Con il progressivo passaggio dalle prime flotte dimostrative a impieghi commerciali su scala maggiore, cresce inoltre la necessità di produrre i serbatoi in serie e a costi inferiori, favorendo accordi tra case automobilistiche e produttori specializzati per assicurarsi le forniture e sviluppare congiuntamente sistemi di nuova generazione. Le stazioni di rifornimento a idrogeno costituiscono un altro segmento, con una quota stimata del 25%: la necessità di garantire rifornimenti rapidi a flotte FCEV sempre più numerose richiede capacità di stoccaggio elevate e pressioni operative crescenti, fino ai sistemi a 700 bar. I serbatoi senza liner possono essere utilizzati tanto nello stoccaggio stazionario quanto nelle configurazioni mobili e offrono vantaggi in termini di densità gravimetrica, densità volumetrica e ingombro. L’evoluzione prevista riguarda soprattutto sistemi modulari e scalabili, infrastrutture destinate ai corridoi del trasporto pesante e alle flotte di autobus e stazioni integrate nelle quali produzione dell’idrogeno, compressione e stoccaggio vengono riuniti nello stesso impianto. Europa, Asia e Nord America stanno ampliando rapidamente queste reti attraverso investimenti pubblici e privati.
Un ulteriore 15% della domanda è attribuito ai sistemi di alimentazione portatili, comprendenti generatori, unità di backup e stazioni mobili di ricarica: in queste applicazioni i piccoli recipienti Type V sfruttano l’elevato rapporto resistenza-peso e la resistenza alla fatica per fornire energia a emissioni zero in aree remote, cantieri, operazioni di soccorso, eventi, telecomunicazioni e applicazioni militari. Lo sviluppo si concentra su serbatoi standardizzati e modulari, facilmente sostituibili e ricaricabili, insieme a raccordi rapidi e dispositivi di sicurezza che ne semplifichino l’impiego. Plug Power, Ballard Power Systems, SFC Energy, GenCell Energy e Hydrogenics sono indicati tra gli operatori del segmento.
Lo stoccaggio industriale rappresenta invece circa il 12% e interessa soprattutto chimica, raffinazione, metallurgia ed elettronica, dove l’idrogeno viene utilizzato nei processi produttivi e dove la progressiva introduzione dell’idrogeno verde rende necessario compensare la variabilità della produzione da elettrolisi, creare capacità tampone e garantire continuità di approvvigionamento. La produzione decentralizzata direttamente presso gli stabilimenti aumenta inoltre la necessità di sistemi compatti, affidabili e capaci di sostenere cicli frequenti ad alta pressione.
Le applicazioni marittime completano la ripartizione principale con una quota stimata dell’8%: celle a combustibile e stoccaggio dell’idrogeno vengono valutati per traghetti, cabotaggio e navigazione interna, dove peso e spazio rappresentano vincoli particolarmente importanti. La crescita è collegata alle norme IMO sulle emissioni, ai progetti pilota di navi alimentate a idrogeno e allo sviluppo delle infrastrutture di bunkeraggio, mentre l’ambiente marino pone requisiti aggiuntivi in termini di corrosione, rivestimenti, materiali e certificazione. Entro il 2035 il settore potrebbe quindi passare dai dimostratori alle prime applicazioni commerciali più estese, anche attraverso propulsioni ibride che combinano celle a combustibile e batterie.
Dal punto di vista geografico, l’Asia-Pacifico concentra una quota stimata del 45% del mercato grazie soprattutto alle strategie sull’idrogeno di Cina, Giappone e Corea del Sud, alla presenza di importanti produttori di veicoli fuel cell e agli investimenti nelle infrastrutture. Il Nord America rappresenta circa il 25%, sostenuto dagli hub dell’idrogeno negli Stati Uniti, dal mercato FCEV californiano, dalle iniziative dedicate al trasporto pesante e dall’ampliamento della produzione e delle infrastrutture negli Stati Uniti e in Canada. L’Europa pesa circa il 20%, con Germania, Francia e Paesi Bassi in prima linea nello sviluppo delle stazioni di rifornimento e dei progetti industriali, mentre la strategia europea sull’idrogeno, gli obiettivi sulle emissioni e l’attenzione verso l’idrogeno verde sostengono la domanda di lungo periodo. America Latina e Medio Oriente-Africa valgono ciascuna circa il 5%: nella prima area Brasile e Cile stanno sviluppando progetti orientati sia all’esportazione sia agli utilizzi interni, mentre nei Paesi del Golfo gli investimenti si concentrano inizialmente sulla produzione destinata all’export, con un mercato interno di FCEV e infrastrutture ancora nelle prime fasi.
Le proiezioni pubblicate indicano comunque una forte espansione fino al 2035, pur presentando due valori differenti all’interno dei dati disponibili: nella sintesi iniziale viene prospettato per il periodo 2026-2035 un CAGR del 18,5%, con un indice di mercato pari a 450 nel 2035 assumendo il 2025 uguale a 100; in merito alle prospettive di mercato, invece, lo scenario di base viene invece quantificato con un CAGR del 12% e un indice di circa 420. In entrambi i casi la traiettoria prevista presuppone una progressiva riduzione dei costi e un’espansione dell’infrastruttura dell’idrogeno senza ipotizzare una svolta tecnologica radicale.
