Il programma di opere pubbliche portato avanti dal Comune di San Giorgio la Molara comprende la ristrutturazione dell’acquedotto comunale, con il recupero e la sistemazione dei serbatoi e il miglioramento complessivo dell’infrastruttura che garantisce l’approvvigionamento idrico del territorio attraverso la fornitura di Molise Acque.
Nei comuni del Fortore, serviti da un ente adduttore sovracomunale, il serbatoio è il punto fisico in cui la responsabilità del trasporto si trasferisce a quella della distribuzione: l’acqua arriva dalla condotta di adduzione con una portata regolata a monte e sostanzialmente costante nell’arco della giornata, entra nella vasca attraverso un organo di regolazione che chiude l’ingresso al raggiungimento del livello massimo e da lì riparte verso la rete cittadina seguendo l’andamento reale dei consumi, che si concentra nelle ore del mattino e della sera e cade quasi a zero nelle ore notturne. Il volume invasato assorbe questa differenza, e la quota altimetrica a cui la vasca è collocata stabilisce la pressione disponibile alle utenze servite a valle, ragione per cui in territorio collinare i serbatoi si trovano quasi sempre sul punto più alto dell’abitato o su un rilievo immediatamente adiacente.
Il recupero di un serbatoio esistente lavora su elementi che invecchiano in modi diversi: le pareti e la platea in calcestruzzo diminuiscono tenuta lungo le riprese di getto e in corrispondenza delle fessurazioni, con perdite che si manifestano come umidità permanente sul paramento esterno e che non compaiono nei bilanci di rete perché l’acqua se ne va prima di essere misurata; il rivestimento interno deve essere idoneo al contatto con acqua destinata al consumo umano e va rifatto quando si degrada. Il troppopieno e lo scarico di fondo devono restare protetti da ingressi di insetti e piccoli animali, così come le aperture di ventilazione, perché la vasca è l’unico punto dell’acquedotto in cui l’acqua incontra l’aria libera e quindi il punto più esposto della filiera. La camera di manovra ospita le saracinesche di intercettazione, i by-pass che permettono di alimentare la rete durante lo svuotamento e i misuratori che chiudono il bilancio fra quanto entra e quanto esce e il loro rifacimento è ciò che rende poi possibile intervenire sul resto senza sospendere il servizio.
C’è un aspetto meno visibile che riguarda la qualità dell’acqua e dipende dal rapporto fra volume invasato e consumi effettivi: un serbatoio dimensionato su una popolazione superiore a quella attuale trattiene l’acqua per un tempo di ritenzione lungo e questo consuma il cloro residuo, favorisce la stratificazione termica nei mesi estivi e crea zone di ristagno negli angoli lontani dalle bocche di ingresso e di uscita. La sistemazione di una vasca interviene anche su questo, attraverso la posizione reciproca degli attacchi, la compartimentazione che consente di esercire una parte del volume mantenendo l’altra in riserva e la regolazione dei livelli di esercizio, elementi che governano il ricambio idrico interno e che risultano più efficaci di qualunque aumento del dosaggio di disinfettante a monte.
Il lavoro sui serbatoi si accompagna al recupero della storica Fontana del Barco e all’avvio di un percorso di valorizzazione delle fontane rurali, insieme a un piano di digitalizzazione dei servizi comunali finanziato con oltre 270 mila euro e all’ammodernamento tecnologico della casa comunale con oltre 50 mila euro riprogrammati da risorse PNRR.
