29.05.2026
Prezzi dei carburanti in Europa a maggio 2026: l’Italia sale all’ottavo posto per la benzina e si conferma sesta per il gasolio

La rilevazione comunitaria del 18 maggio 2026, basata sul Weekly Oil Bulletin pubblicato settimanalmente dalla Commissione europea sui dati raccolti da ciascuno dei ventisette Stati membri, fotografa una nuova ascesa dell’Italia nella graduatoria continentale dei prezzi alla pompa, con il prezzo medio della benzina che si attesta a 1,937 euro al litro e che colloca il Paese all’ottavo posto in Europa, una posizione superiore di quattro gradini rispetto alla dodicesima registrata appena due settimane prima nella rilevazione del 4 maggio. La progressione è stata rapida e costante: nona posizione l’11 maggio, ottava la settimana successiva, in un quadro complessivo che vede crescere la pressione sui listini in tutta l’area dell’Unione e che porta la media aritmetica dei ventisette Paesi a 1,824 euro al litro.

Davanti all’Italia nella graduatoria della benzina si collocano, in ordine decrescente di prezzo, Olanda, Danimarca, Grecia, Francia, Germania, Finlandia e Portogallo, una composizione che vede uniti i mercati del Nord Europa, caratterizzati da una fiscalità ambientale aggressiva e da accise elevate, e quelli del Mediterraneo, dove il peso delle imposte è storicamente alto. Sul fronte opposto della classifica si confermano i Paesi a bassa pressione fiscale sui carburanti: Malta, che mantiene un sistema di prezzi amministrati dal governo e che chiude la classifica con valori intorno a 1,34 euro al litro per la benzina, è seguita a distanza da Bulgaria (1,44 euro), Slovenia (1,51), Ungheria (1,54), Spagna (1,56), Slovacchia (1,58) e Cipro (1,58), una geografia dei prezzi che ricalca con discreta fedeltà la divisione fiscale del continente.

Per il gasolio la posizione italiana è ancora più scomoda: con la rilevazione del 18 maggio il Paese si conferma al sesto posto fra i ventisette, una collocazione che si trascina ormai da diverse settimane e che riflette una struttura fiscale particolarmente onerosa sul carburante per autotrazione e per il trasporto merci. Anche in questo caso i Paesi Bassi guidano la graduatoria con valori che a inizio aprile avevano superato i 2,46 euro al litro, seguiti da Danimarca, Germania, Finlandia, Belgio, Austria, Francia, Irlanda, Svezia, Lituania e Grecia, mentre all’estremo opposto si collocano nuovamente Malta (1,21 euro), Ungheria, Slovenia e Bulgaria, tutti intorno a 1,62 euro al litro. La forbice europea sul diesel resta quindi molto ampia, con uno scarto fra il prezzo più basso e quello più alto che supera il litro pieno e che riflette differenze profonde nelle politiche fiscali nazionali, nella distanza dai centri di raffinazione, nei costi logistici e nelle scelte di tassazione ambientale dei singoli governi.

Un capitolo a sé merita l’andamento dello stacco fra il prezzo industriale italiano, ovvero il valore al netto delle imposte, e quello medio dei Paesi dell’area euro: la rilevazione del 18 maggio segnala un peggioramento dello stacco negativo della benzina, che passa a -0,046 euro al litro contro i -0,040 della settimana precedente, e un’inversione dello stacco del gasolio, che da un valore positivo di +0,003 euro al litro torna in territorio negativo a -0,004 euro al litro. Si tratta di valori di pochi centesimi, espressivi del fatto che la componente industriale italiana resta sostanzialmente in linea con la media dell’eurozona, mentre la differenza sui prezzi finali alla pompa è interamente spiegata dalla pressione fiscale: lo stacco italiano delle imposte rispetto alla media dei ventisette è di +0,039 euro al litro per la benzina e +0,038 per il gasolio, un peso aggiuntivo che colloca l’Italia stabilmente nella fascia alta della tassazione comunitaria sui carburanti.

A complicare il quadro è intervenuto il riallineamento delle accise sul gasolio entrato in vigore proprio il 23 maggio 2026, con un incremento da 472,90 a 572,90 euro per 1.000 litri, pari a un aumento di dieci centesimi sul prezzo industriale a litro prima del calcolo dell’IVA. Si tratta di una misura attesa nell’ambito del percorso di convergenza fra le aliquote di accisa di benzina e gasolio, una direzione di marcia condivisa a livello europeo nell’ottica della neutralità fiscale fra i combustibili e dell’allineamento ai principi della tassazione ambientale, che produce un effetto immediato di rialzo sui listini al pubblico nelle settimane successive alla rilevazione qui esaminata e che andrà incorporato nelle prossime fotografie del bollettino comunitario.

Allargando lo sguardo all’orizzonte temporale di un decennio, la posizione italiana si presenta in chiaroscuro: secondo le elaborazioni del Codacons sui dati dei bollettini comunitari, fra maggio 2016 e maggio 2026 il prezzo della benzina in Italia è cresciuto del 38%, un rincaro che colloca il Paese al terzultimo posto per intensità degli aumenti in Europa, mentre il gasolio ha segnato un +56,3% considerando lo sconto fiscale ancora vigente, percentuale che salirebbe al 75,5% se si misurasse l’incremento lordo. Il valore medio del diesel italiano è passato da 1,268 euro al litro nel 2016 a 1,982 euro al litro nella rilevazione del 18 maggio 2026, con un sovraccosto per pieno stimato in 35,7 euro rispetto a dieci anni fa, importo che salirebbe a 48 euro in assenza dello sconto fiscale. La graduatoria europea degli aumenti decennali sul gasolio vede Lituania e Lettonia al vertice con incrementi del 106%, seguite da Paesi Bassi (+103%) e Lussemburgo (+102%), tutti mercati che hanno visto più che raddoppiare i listini in un decennio, mentre Francia, Belgio e Bulgaria si attestano oltre il 90% e la media dell’Unione si ferma al 69,2%, valore inferiore al dato italiano calcolato al lordo del taglio temporaneo delle accise.

La fotografia che emerge dal confronto comunitario aggiornato a fine maggio 2026 restituisce quindi un’Italia stretta in una posizione intermedia ma in progressivo arretramento: ottava sulla benzina, sesta sul gasolio, con una componente industriale allineata alla media euro e una componente fiscale che resta fra le più gravose dei ventisette, in un contesto continentale dove la pressione sui listini è stata sospinta nelle ultime settimane dalle tensioni geopolitiche internazionali, dal recente riallineamento delle accise sul diesel e dalla crescita parallela dei prezzi della benzina in tutta l’eurozona.