08.05.2026
Nuovo sistema antincendio per le cupole della Basilica di Sant’Antonio a Padova

L’intervento di protezione antincendio in corso sulle cupole della Basilica di Sant’Antonio a Padova riguarda uno dei punti più delicati dell’intero Complesso Antoniano: la parte alta dell’edificio, dove la monumentalità visibile dall’esterno corrisponde a una struttura costruttiva interna complessa, stratificata e vulnerabile. La messa in sicurezza delle cupole consiste nel progettare un sistema di prevenzione e spegnimento compatibile con un organismo architettonico medievale, nel quale murature, travature lignee, coperture esterne e spazi di sottotetto formano un insieme di grande valore storico e di difficile accessibilità.

Il progetto interessa le otto cupole della Basilica, il sottotetto, l’Archivio storico della Veneranda Arca e la Biblioteca Pontificia Antoniana, con un investimento complessivo di circa 1,5 milioni di euro promosso dalla Delegazione Pontificia, dalla Veneranda Arca di Sant’Antonio e dai Frati della Basilica, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’avvio dei lavori era previsto entro la fine del 2025 e la conclusione entro la primavera del 2026, in tempo per il Giugno Antoniano; a inizio maggio 2026 risultano già completate tre cupole, mentre il cantiere procede verso la protezione delle restanti cupole e, successivamente, degli ambienti documentari e bibliotecari collegati al complesso.

Il fulcro dell’intervento è l’adozione di una tecnologia Water Mist, cioè un sistema antincendio ad acqua nebulizzata ad alta pressione, progettato per generare una nebbia finissima invece di un’erogazione massiva a diluvio. Questa scelta è particolarmente significativa in un bene storico, perché riduce al minimo l’impatto idrico sulle strutture lignee, sulle murature, sulle superfici decorate, sugli arredi e sugli ambienti vincolati. Nei contesti monumentali, infatti, l’acqua necessaria allo spegnimento può diventare essa stessa un fattore di danno, soprattutto quando penetra nei materiali porosi, si accumula nelle intercapedini, imbibisce il legno antico o compromette intonaci e apparati decorativi.

La Basilica del Santo presenta una condizione architettonica che rende l’intervento particolarmente complesso: le cupole visibili dall’esterno non sono semplici calotte murarie isolate, perché sopra le strutture interne in mattoni si sviluppano apparati lignei che sostengono la copertura esterna, realizzata con lastre di piombo. La Veneranda Arca descrive le strutture verticali e le cupole interne come opere in muratura omogenea di mattoni, mentre le strutture lignee che sostengono la copertura esterna delle cupole sono in massello di larice; studi recenti indicano inoltre che la struttura lignea a sostegno dell’estradosso in piombo è tra le più antiche d’Europa.

La configurazione costruttiva spiega perché la prevenzione incendi sia necessaria: il legno antico, anche quando conserva buone prestazioni meccaniche, resta un materiale combustibile e la sua collocazione in quota, all’interno di volumi difficili da raggiungere, rende necessario un sistema capace di intervenire rapidamente, in modo localizzato e con continuità di monitoraggio.

Il sistema Water Mist risponde a questa esigenza attraverso un principio fisico preciso: l’acqua viene frazionata in microgocce, che aumentano enormemente la superficie di scambio termico rispetto a un getto tradizionale; quando raggiungono l’area calda, le particelle assorbono energia, favoriscono l’abbattimento della temperatura, ostacolano la propagazione delle fiamme e contribuiscono a ridurre localmente l’ossigeno disponibile alla combustione. La Basilica indica questa tecnologia come una soluzione già adottata in contesti di alto pregio, tra cui la Basilica di San Marco, la Scuola Grande di San Rocco, le Procuratie Nuove, Villa Pisani e Villa Contarini.

La differenza rispetto a un impianto sprinkler convenzionale è importante, perché nei sistemi tradizionali l’efficacia estinguente dipende spesso da una quantità d’acqua più elevata, mentre nel Water Mist la prestazione deriva dalla qualità della nebulizzazione, dalla pressione di esercizio, dalla distribuzione degli ugelli, dalla rapidità di attivazione e dalla capacità della nebbia di raggiungere l’area interessata.

Il cantiere richiede anche una soluzione operativa coerente con la piena fruizione della Basilica: i lavori vengono condotti con tecniche di edilizia acrobatica, evitando l’uso di ponteggi invasivi e mantenendo accessibile il complesso antoniano. La scelta dell’edilizia acrobatica introduce però vincoli tecnici aggiuntivi, in quanto gli operatori devono lavorare in quota, in spazi ristretti, con punti di ancoraggio studiati, sequenze di posa controllate e attrezzature compatibili con un ambiente storico. Ogni tratto di tubazione, ogni ugello e ogni staffaggio devono essere posizionati senza alterare la leggibilità della struttura e senza generare interferenze con le parti antiche.

La Basilica del Santo ha una storia costruttiva stratificata che accentua questa complessità: le attuali cupole “a cuffia” sostituirono la precedente copertura a falde nel 1302 sotto la direzione di fra Jacopo da Pola; nel 1337 si contavano sei cupole e due torricelle a forma di minareti, mentre l’assetto attuale a otto cupole fu raggiunto nel 1745 con la costruzione del santuario delle reliquie e della cuffia sopra la cupola del coro. Le otto cupole non sono semplicemente moduli identici replicati, perché appartengono a fasi costruttive diverse e presentano complessità volumetriche differenti. Un impianto antincendio efficace deve quindi adattarsi a ogni cupola, leggendo i punti di maggiore vulnerabilità, le aree di possibile innesco, i percorsi di propagazione del fumo e del calore, la posizione delle superfici lignee e le possibilità di accesso per manutenzione e verifica periodica.

L’intervento riguarda anche la logica di protezione integrata del complesso, perché le cupole non possono essere isolate dal sottotetto, dall’archivio e dalla biblioteca. Archivio storico e Biblioteca Pontificia Antoniana custodiscono materiali documentari e librari che presentano un rischio specifico, legato alla combustibilità della carta, alla sensibilità all’umidità e alla necessità di evitare sia il fuoco sia il danno da spegnimento. La protezione di questi ambienti richiede sistemi capaci di intervenire in modo selettivo, con impatti ridotti e con una gestione accurata delle condizioni ambientali successive all’evento.

La scelta di un sistema a nebbia d’acqua è coerente con una tendenza ormai consolidata nella tutela dei beni culturali: ridurre il più possibile la distanza tra tecnologia antincendio e conservazione. In un edificio contemporaneo, il progetto può essere impostato partendo da cavedi, controsoffitti, locali tecnici e compartimentazioni già predisposte; in una basilica medievale, la tecnologia deve entrare in una struttura esistente, rispettarne la materia, seguire percorsi obbligati e diventare quasi invisibile, pur rimanendo ispezionabile e funzionante.

Il punto più delicato riguarda la relazione tra rapidità di intervento e riduzione del danno collaterale: un incendio nelle strutture di copertura può evolvere molto rapidamente, soprattutto quando coinvolge legno antico, vuoti tecnici, accumuli di polveri, correnti d’aria e superfici non immediatamente raggiungibili. Un impianto efficace deve quindi attivarsi in tempi compatibili con la fase iniziale dell’evento, prima che il fuoco superi la capacità di controllo locale e si propaghi lungo la struttura. La nebulizzazione permette di agire sul calore e sulle fiamme con una quantità d’acqua contenuta, creando una condizione favorevole alla salvaguardia della materia storica.

La presenza di tre cupole già completate mostra che il cantiere procede per fasi, con una logica di avanzamento progressivo che consente di mettere in sicurezza porzioni del sistema mantenendo sotto controllo l’operatività generale. La previsione di estendere la protezione alle altre cupole entro giugno 2026 e poi agli ambienti dell’Archivio e della Biblioteca indica un percorso articolato del Giugno Antoniano, perché la Basilica vive nel mese di giugno uno dei momenti più intensi dell’anno, con celebrazioni e flussi elevati legati alla festa di Sant’Antonio.