Un serbatoio idrico destinato a sostenere una grande rete acquedottistica è una macchina di regolazione fatta di idraulica interna, valvole, misure, logiche di controllo, requisiti igienici e procedure di collaudo che, sommate, determinano continuità del servizio e qualità dell’acqua al rubinetto. Il nuovo serbatoio Uniacque in località Ventolosa, a Villa d’Almè, nasce proprio con questa funzione sistemica: aumentare la resilienza dell’approvvigionamento verso Bergamo e parte dell’hinterland, in coordinamento con altri serbatoi e con il rifacimento delle adduttrici dell’acquedotto di Algua finanziato dal PNRR.
Dal punto di vista impiantistico, la capacità complessiva di circa 6.000 m³, è suddivisa in due vasche simmetriche: tale configurazione, tipica dei serbatoi di rete moderni, aumenta la disponibilità operativa, perché consente di mettere fuori servizio una vasca per ispezione, lavaggio e disinfezione mantenendo l’altra in esercizio, riducendo drasticamente il rischio di interruzioni o manovre aggressive sulla rete in fase di manutenzione. La doppia vasca offre un vantaggio anche sulla qualità: se le logiche di esercizio sono ben tarate, si può controllare meglio il ricambio e limitare permanenze eccessive dell’acqua in una singola camera, riducendo il rischio di stagnazioni e problematiche organolettiche.
La fase in cui il cantiere entra nel montaggio delle tubazioni interne (piping) è, di fatto, la fase in cui il serbatoio diventa un nodo idraulico intelligente: concluse le opere strutturali, sono in corso montaggi del piping, impermeabilizzazioni e impianti elettrici.
Nel serbatoio di rete, le linee principali tipicamente comprendono l’adduzione in ingresso, la linea di mandata verso la rete o verso il tratto successivo, gli sfiori di sicurezza (per prevenire sovrariempimenti), gli scarichi di fondo (per svuotamento e lavaggio) e, spesso, by-pass e collegamenti intervasca.
In un invaso di questo taglio, una criticità ricorrente è la gestione del riempimento e dello svuotamento senza innescare oscillazioni di pressione sulla rete esterna, per cui entrano in gioco valvole di regolazione, logiche di apertura controllata e, quando presenti, misure di pressione e portata che consentono al telecontrollo di vedere cosa sta accadendo, non solo il livello in vasca.
L’installazione degli impianti elettrici in un serbatoio, poi, è la base per integrare l’invaso in una conduzione centralizzata; la norma tecnica europea per i sistemi di adduzione e distribuzione esterni agli edifici (EN 805) include tra gli elementi del sistema anche i service reservoirs e affronta, a livello generale, requisiti di installazione, prove in sito e messa in servizio. Nella pratica, questo si traduce in una catena strumentale minima che, per un serbatoio di rete, tende a includere misure ridondanti di livello (per evitare falsi allarmi o manovre errate), segnalazioni di stato valvole, sensori di intrusione o apertura locali, e talvolta misure di portata in ingresso/uscita per la diagnostica. Più la rete è grande e interconnessa, più diventa importante trasformare l’invaso in un punto di osservazione del comportamento del sistema, perché il serbatoio non serve solo a fornire volume ma anche a stabilizzare l’esercizio in condizioni variabili.
Nel caso di Ventolosa, la funzione dichiarata è lavorare in sinergia con altri serbatoi (Calvarola e Sant’Agostino) per rafforzare il sistema a servizio di Bergamo e ciò implica la presenza di logiche coordinate di livello e di portata, perché più invasi su un’area metropolitana devono evitare di competere tra loro con riempimenti simultanei o svuotamenti non coordinati.
L’impermeabilizzazione, in particolare in opere quasi totalmente interrate come Ventolosa, è una delle scelte più determinanti per la vita utile del serbatoio: un difetto in continuità o una protezione insufficiente nei punti critici (riprese di getto, attraversamenti, giunti) può tradursi in infiltrazioni dall’esterno, degrado del calcestruzzo o difficoltà di mantenere condizioni igieniche interne costanti.
Inoltre, i materiali e i prodotti destinati al contatto con acqua potabile, lungo captazione, adduzione e distribuzione, in Italia devono rispettare i requisiti del D.M. 174/2004 e ciò include componenti, guarnizioni, rivestimenti, tubazioni e, in generale, tutto ciò che può cedere sostanze o alterare le caratteristiche dell’acqua.
Ventolosa è descritto come serbatoio quasi totalmente interrato, con copertura a gradoni sfalsati inverdita e schermata da filari di carpino bianco, in un contesto di tutela paesaggistica come il Parco dei Colli di Bergamo. Oltre alla mitigazione visiva, la copertura in terreno e prato introduce carichi permanenti aggiuntivi e rende essenziali gli strati di protezione dell’impermeabilizzazione, i drenaggi per le acque meteoriche e la regimazione dei deflussi superficiali.
L’aggiornamento di fine febbraio 2026 colloca l’opera nella fase impiantistica avanzata e indica una conclusione in primavera 2026, anche se, dal punto di vista di esercizio, tra fine lavori e piena operatività c’è un passaggio decisivo fatto di prove di tenuta, verifiche funzionali delle manovre, procedure di pulizia e disinfezione e taratura delle logiche di controllo.
Il progetto si innesta su un’infrastruttura storica, l’acquedotto di Algua, capace di coprire una quota molto significativa del fabbisogno idrico di Bergamo e hinterland ed è per questo che Ventolosa è un moltiplicatore di affidabilità, rendendo più gestibile il sistema rinnovato, offrendo margine operativo per manutenzioni, contenimento dei transitori e continuità di servizio quando qualcosa non va come previsto.
