06.02.2026
Un nuovo serbatoio a Ramatuelle per mettere in sicurezza l’acqua nella presqu’île

Quando si parla di acqua potabile sulla costa, l’immaginario corre spesso alle spiagge, ai picchi turistici e alle estati sempre più calde. Ma quanto è robusta la rete idrica quando qualcosa va storto? È proprio da qui che nasce il progetto di un serbatoio d’acqua XXL in costruzione sulle alture dell’Oumède, a Ramatuelle, pensato per garantire continuità di servizio in caso di problemi sulle condotte che alimentano la presqu’île.

Serve, infatti, un margine di sicurezza che permetta di assorbire un guasto improvviso senza trasformarlo, nel giro di poche ore, in razionamenti o emergenze logistiche ed il serbatoio in costruzione, proprio per questo, è una strategia più ampia di consolidamento dell’approvvigionamento idrico.

Il motivo di questo nuovo serbatoio, in effetti, trova i suoi natali, in un episodio dell’estate 2020, quando tre rotture consecutive sulla canalizzazione tra Cogolin e La Môle hanno compromesso il proseguo dell’acqua verso la costa, con ripercussioni non solo su Ramatuelle e sul settore dei Salins di Saint-Tropez, ma anche su comuni vicini come Grimaud, Gassin, La Croix-Valmer e Cavalaire-sur-Mer. Non è difficile immaginare cosa significhi, nel cuore della stagione, una catena di guasti su una dorsale così critica: basta un punto debole e l’effetto a cascata arriva fino alle utenze finali.

La risposta, negli anni successivi, è stata quella di ragionare su ridondanza e autonomia: da un lato è stato programmato il raddoppio della canalizzazione su oltre nove chilometri, con l’obiettivo di prevenire criticità e aumentare la resilienza del sistema; dall’altro si è puntato sulla creazione di grandi riserve locali, in modo che, se qualcosa si interrompe a monte, il territorio non resti subito a secco.

Il progetto di Ramatuelle prevede, quindi, un nuovo serbatoio da 3.000 metri cubi che va a raddoppiare la capacità del sito, dove già esistono due cilindri da 2.000 e 1.000 metri cubi: nel periodo di punta tra metà luglio e metà agosto, possono essere trasferiti fino a 12.000 metri cubi al giorno ed è per questo che è un volume che rende intuitivo quanto conti anche solo qualche ora di autonomia in più. Con il nuovo serbatoio, l’autonomia dell’area alimentata (la piana di Pampelonne e l’ovest di Saint-Tropez, settore dei Salins) raddoppia: si passa da circa sei ore a dodici ore in caso di guasto, un margine che può permettere interventi di riparazione o manovre di rete senza staccare l’utenza nel frattempo.

Un serbatoio di questa taglia non è una semplice vasca: richiede opere di scavo, stabilizzazione, calcestruzzi strutturali, impermeabilizzazioni e test rigorosi: infatti, la prima parte dei lavori, dall’autunno fino alle festività natalizie, si è concentrata sull’escavazione e sui lavori di terra, con operazioni di terrazzamento e consolidamento. Poi, tra gennaio e aprile 2026, è prevista l’edificazione vera e propria, con realizzazione di soletta, pareti e copertura ed a maggio ci saranno la messa in acqua e i test di tenuta. La tabella di marcia indicata punta ad avere l’opera consegnata prima dell’estate e operativa già da giugno 2026, proprio per intercettare la stagione di maggiore stress del sistema.

È stato previsto un riutilizzo quasi in situ della maggior parte dei déblais, destinandoli a ricaricare piste di difesa antincendio nei dintorni, con un volume di circa 10.000 tonnellate riciclate: in zone mediterranee e boscate, acqua potabile e protezione dal rischio incendi finiscono spesso per stare nello stesso discorso, perché entrambe dipendono da infrastrutture e pianificazione, non dalla fortuna.