26.06.2026
La Nuova Zelanda crea una riserva di gasolio da 90 milioni di litri a Marsden Point per la sicurezza energetica

La Nuova Zelanda ha deciso di costituire un cuscinetto strategico di gasolio da circa novanta milioni di litri, pari a poco meno di ventiquattro milioni di galloni, una scorta destinata a entrare in funzione qualora le tensioni sui mercati internazionali dovessero compromettere la regolarità degli approvvigionamenti. L’operazione assicura al Paese all’incirca nove giorni aggiuntivi di disponibilità di gasolio, un margine pensato per tenere in movimento il trasporto merci, l’agricoltura, l’edilizia e i servizi essenziali nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente finisca per propagarsi ai flussi di carburante.

Il deposito scelto per ospitare la scorta è il terminale di Marsden Point, nella regione del Northland, dove l’operatore infrastrutturale ha rimesso in esercizio una capacità di stoccaggio dell’ordine dei ventiquattro milioni e mezzo di galloni, equivalenti a circa novantatré milioni di litri. I lavori di ripristino degli impianti sono stati finanziati con una dotazione che si attesta intorno ai dodici milioni e mezzo di dollari statunitensi, calcolati al cambio di metà giugno, e sono stati completati in tempo per accogliere la riserva, con un primo carico arrivato a metà giugno e un secondo atteso a luglio.

La gestione materiale del gasolio resta affidata alla società energetica incaricata, che procura, detiene e amministra il prodotto, mentre la decisione sul momento in cui immettere la scorta sul mercato interno spetta ai ministri competenti: questa separazione tra gestione operativa e controllo strategico serve a evitare che la riserva di emergenza si trasformi in una comune scorta commerciale e a garantire che il rilascio avvenga secondo logiche di interesse pubblico. Nello stesso senso va letta la scelta di non far rientrare questo gasolio negli obblighi minimi di stoccaggio che gravano sulle società petrolifere: la riserva si colloca al di sopra del cuscinetto commerciale ordinario, così da rappresentare una capacità realmente addizionale e non un semplice spostamento contabile delle scorte già esistenti. Il governo ha inoltre dichiarato che l’esposizione dello Stato a un eventuale ribasso prolungato dei prezzi resta contenuta nei termini del contratto, un accorgimento che riflette il rischio finanziario insito in qualsiasi acquisto di emergenza, dato che le quotazioni del greggio possono muoversi bruscamente in reazione a un conflitto, a un rischio sulle rotte marittime o a un improvviso cambiamento diplomatico.

Il punto che rende meno intuitiva l’operazione riguarda lo stato attuale delle scorte, che al momento appare solido: alla data di inizio giugno la copertura complessiva risultava pari a poco più di sessantuno giorni per la benzina, cinquantaquattro giorni per il gasolio e quasi cinquantatré giorni per il carburante avio, valori rilevati prima che la nuova riserva governativa entrasse nel computo. La domanda sul perché acquistare altro carburante a fronte di numeri rassicuranti trova risposta nella fragilità che si annida dietro le cifre, perché una copertura confortante può deteriorarsi rapidamente quando si accumulano ritardi nelle spedizioni, interruzioni nelle raffinerie o restrizioni alle esportazioni.

Sul piano della pianificazione, il Paese si trova nella prima fase del proprio piano nazionale di risposta alle crisi del carburante, quella in cui le forniture sono disponibili e il sistema viene semplicemente sottoposto a un monitoraggio più stretto. Le fasi successive prevedono strumenti progressivamente più incisivi: nello scenario più avanzato si arriverebbe al rilascio delle riserve accompagnato da accordi con le imprese per risparmi volontari di carburante, e nella fase estrema entrerebbero in gioco regole di accesso prioritario e limiti alle transazioni per il pubblico. Le simulazioni indicano come altamente improbabile il raggiungimento di questi scenari e la riserva nasce proprio con la logica di esistere prima che il panico si manifesti, secondo l’idea che convenga disporre di un piano destinato a non essere mai utilizzato piuttosto che trovarsi sprovvisti nel momento del bisogno.

Accanto alla costituzione fisica della scorta, l’azione del governo si è mossa anche sul terreno diplomatico, con intese siglate insieme a Singapore e alla Corea del Sud e con il coinvolgimento dei principali fornitori di carburante, allo scopo di mantenere attivo il flusso delle importazioni. I fornitori hanno continuato a rifornire il Paese senza interruzioni, e tuttavia la volatilità dei mercati globali ha reso necessaria una pianificazione prudente. Sul fronte dei prezzi, la pressione resta avvertibile per le famiglie e per le imprese: il valore medio del gasolio è sceso di circa un dollaro e venti centesimi al gallone nell’arco di due settimane, restando comunque elevato e collocandosi intorno ai sette dollari e quaranta centesimi al gallone, una soglia che continua a pesare sui bilanci di chi consuma volumi rilevanti di carburante.