10.04.2026
Nuova condotta tra i serbatoi Sforza Cesarini e Monte Gentile per il collegamento idrico tra Albano, Ariccia e Castel Gandolfo

Il progetto della nuova condotta tra il serbatoio Sforza Cesarini e il serbatoio Monte Gentile riguarda un tratto di adduzione che, all’interno del sistema idrico dei Castelli Romani, svolge una funzione di collegamento tra due punti di accumulo e regolazione posti a quote differenti, con il compito di trasferire portata, stabilizzare il servizio e rendere più regolare l’alimentazione delle reti che servono Albano Laziale, Ariccia e Castel Gandolfo; il centro tecnico dell’intervento, quindi, è il rapporto tra due serbatoi che operano come nodi idraulici, uno in funzione di raccolta, rilancio e compensazione, l’altro come punto di ricezione, riequilibrio e successiva distribuzione verso il territorio servito.

Nel caso specifico, il collegamento tra Sforza Cesarini e Monte Gentile assume un ruolo ancora più marcato proprio per la differenza altimetrica del tracciato, per la presenza di un versante con forte pendenza e per la necessità di trasferire acqua in condizioni geometriche che richiedono una tubazione meccanicamente più affidabile, opere di ancoraggio adeguate e una protezione del percorso coerente con le caratteristiche del sito.

La nuova linea si inserisce, infatti, in un contesto nel quale la condotta esistente risulta associata a criticità dovute sia alla sua anzianità sia alla collocazione lungo un pendio boscato con un dislivello importante; per questo il progetto prevede una tubazione di caratteristiche superiori, indicata in acciaio e con diametro maggiore rispetto alla precedente. E’ una scelta che, in termini strettamente tecnici, risponde a tre esigenze precise: aumentare la capacità di trasporto tra i due serbatoi, migliorare la resistenza strutturale del collegamento lungo un tratto soggetto a sollecitazioni esterne e ridurre il rischio di interruzioni derivanti da perdite, cedimenti o difficoltà di manutenzione su una linea non più adeguata alle condizioni operative richieste oggi.

Quando due serbatoi vengono collegati da una condotta premente in un’area con pendenze accentuate, l’attenzione progettuale si concentra necessariamente sulla continuità idraulica e sulla stabilità dell’insieme, perché il comportamento della linea non dipende soltanto dalla pressione di esercizio interna, ma anche dalla risposta del terreno, dalla presenza di eventuali movimenti superficiali, dal corretto posizionamento dei punti di vincolo e dalla capacità del tracciato di mantenere la propria integrità anche in presenza di fenomeni erosivi o di ruscellamento.

Il ruolo del serbatoio Monte Gentile, in questa logica, è quello di ricevere una portata più regolare e più sicura, potendo così funzionare con maggiore efficacia come punto di compensazione e di redistribuzione verso le utenze servite; allo stesso modo, il serbatoio Sforza Cesarini si configura come il punto dal quale il sistema alimenta il trasferimento in una modalità più robusta, con minore esposizione al rischio di cali prestazionali legati al degrado della vecchia linea. In un acquedotto articolato su più quote, infatti, il corretto dialogo tra serbatoi è decisivo, perché il volume accumulato, da solo, non garantisce la qualità del servizio se il collegamento tra i manufatti non è dimensionato in modo coerente con la portata richiesta, con le perdite di carico e con la risposta dinamica della rete nei momenti di maggiore assorbimento.

Inoltre, il progetto interviene su un tratto in cui la condotta corre in un ambiente fisicamente complesso e questo comporta che la sicurezza del collegamento dipenda anche da opere non strettamente idrauliche ma essenziali per il funzionamento dei serbatoi. in questo caso, si intendono terminali del sistema, barriere paramassi, disgaggi, protezioni antierosione, sistemazioni del pendio, accessi di servizio e dispositivi di supporto al tracciato, in quanto sono componenti che consentono ai due serbatoi di mantenere una relazione funzionale stabile, evitando che il punto debole del sistema coincida con la tratta di collegamento tra accumulo e distribuzione. In pratica, il serbatoio può essere perfettamente efficiente nella propria struttura, nelle proprie impermeabilizzazioni e nelle proprie apparecchiature interne, ma se la linea che lo collega all’altro nodo idraulico è esposta a instabilità del terreno o a frequenti guasti, l’intero sistema perde continuità e il volume disponibile non riesce a tradursi in un servizio regolare.

Per quanto riguarda il sistema dei serbatoi, una condotta nuova, affiancata o sostitutiva rispetto a quella esistente, consente di intervenire con maggiore controllo sulle operazioni di verifica, di isolamento e di ripristino, riducendo le condizioni in cui un eventuale fermo del collegamento si traduce immediatamente in un problema per la distribuzione a valle.