Il mercato sui serbatoi per stoccaggio petrolifero, rispetto al recente report con finestra 2026-2031, insiste per esempio sulla centralità del Medio Oriente e dell’Africa, area dominante per il ruolo che continuano ad avere nella geografia globale degli idrocarburi.
Le cifre assolute, comunque, cambiano a seconda del perimetro considerato (capacità installata, mercato dei serbatoi, mercato dei terminali), ma la direzione resta coerente: si stima che il mercato globale dell’oil storage valga 10,3 miliardi di dollari nel 2025 e possa arrivare a 13,7 miliardi nel 2034, con una crescita trainata da consumi energetici, investimenti infrastrutturali, regolazione ambientale e sicurezza. Un’altra stima guarda invece la capacità e colloca il settore a 922,1 milioni di metri cubi nel 2024, con una crescita media annua del 3,3% fino al 2034. Per quanto riguarda i terminali di stoccaggio petrolifero, si parla di un mercato da 35,23 miliardi di dollari nel 2025 e di una traiettoria verso 50,21 miliardi entro il 2034.
Il serbatoio oggi non cresce perché il mondo abbia improvvisamente riscoperto il fascino dei grandi volumi inattivi, ma perché lo stoccaggio svolge contemporaneamente più ruoli e tutti più delicati di prima: serve a gestire continuità logistica e variabilità dei flussi, dà elasticità alla raffinazione e ai terminali quando le rotte si spostano o si allungano e serve a rispettare standard ambientali e di sicurezza più severi. Inoltre, sostiene una politica energetica che negli ultimi anni ha rimesso al centro la resilienza fisica delle scorte.
L’IEA ricorda che oggi 60 Paesi dispongono di misure legali per gestire interruzioni delle forniture di petrolio e gas e che i Paesi che rappresentano il 95% delle importazioni mondiali di petrolio hanno adottato norme su stockholding ed emergenze, con obblighi che vanno da 16 a 90 giorni di importazioni nette; lo stesso documento aggiunge che le misure di emergenza attivate per le recenti tensioni in Medio Oriente hanno portato, l’11 marzo 2026, alla messa a disposizione sul mercato di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza IEA, mentre alcuni Paesi hanno annunciato nuova capacità di stoccaggio o rafforzamenti di quella esistente.
C’è poi un’altra contrapposizione che merita di essere messa a fuoco, perché nei titoli di mercato quasi sempre scompare: da un lato si parla di crescita, dall’altro, molto meno, si parla della qualità di quella crescita. Un serbatoio in più non equivale automaticamente a un’infrastruttura migliore: ciò che oggi spinge davvero il settore è anche la modernizzazione dello stoccaggio esistente, cioè l’adeguamento a requisiti più stretti su sicurezza, integrità, monitoraggio, contenimento del rischio ambientale e prestazione operativa. Lo suggeriscono già le sintesi di mercato che citano, accanto ai consumi energetici e alle riserve, l’effetto delle norme ambientali, dei vincoli di sicurezza e dei progressi tecnologici: non è solo un ciclo espansivo quantitativo, dunque, ma un ciclo di selezione tecnica, in cui contano sempre di più materiali, configurazioni, standard costruttivi, sensoristica, controllo delle emissioni e capacità di integrare il serbatoio dentro una logica di terminale o di deposito più evoluta.
