Il comparto dei serbatoi destinati allo stoccaggio del gas naturale liquefatto attraversa una fase di crescita costante, sostenuta dall’espansione del commercio mondiale del GNL e dalla corsa a dotarsi di infrastrutture capaci di gestire questo combustibile. Le stime disponibili indicano un valore di mercato pari a 4,5 miliardi di dollari nel 2022 e una proiezione che porta la cifra a 6,7 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto intorno al 5,5 per cento lungo l’orizzonte di previsione: si tratta di numeri che descrivono un settore in espansione ordinata, trainato dalla domanda di energia e dalla necessità di disporre di capacità di stoccaggio adeguate nei punti di importazione ed esportazione.
Per comprendere il valore di queste infrastrutture occorre richiamare la natura del prodotto che contengono: il gas naturale viene portato allo stato liquido raffreddandolo fino a temperature dell’ordine dei centosessanta gradi sotto zero, una condizione che ne riduce enormemente il volume e ne consente il trasporto e la conservazione. I serbatoi che custodiscono questo liquido criogenico sono strutture isolate e di grandi dimensioni, progettate per mantenere la temperatura, contenere la pressione e garantire la sicurezza durante tutte le fasi di stoccaggio. La qualità dell’isolamento termico incide direttamente sull’efficienza, perché limita il fenomeno della vaporizzazione spontanea del liquido, ossia le perdite per evaporazione che si verificano quando il calore penetra all’interno del serbatoio.
La distribuzione geografica del mercato vede l’area Asia-Pacifico occupare la quota più ampia, pari al 35 per cento, sostenuta dalla rapida crescita del consumo di GNL in Cina, Giappone, Corea del Sud e India; il Nord America detiene il 28 per cento, in ragione dello sviluppo delle infrastrutture di importazione ed esportazione e della crescente domanda di gas naturale, mentre l’Europa segue con il 25 per cento, spinta dalle iniziative di sicurezza energetica e dall’ampliamento dei terminali di importazione. Le restanti quote si dividono tra Medio Oriente e Africa, con il 7 per cento legato a nuovi progetti di esportazione e di stoccaggio industriale, e Sud America, con il 5 per cento sostenuto dall’ammodernamento dei terminali e dalla crescita della domanda interna.
Sul piano costruttivo il mercato si articola secondo la tipologia di serbatoio e il materiale impiegato: i serbatoi autoportanti rappresentano il 65 per cento del totale, grazie a una struttura robusta che riduce la necessità di supporti esterni, mentre quelli non autoportanti coprono il restante 35 per cento e trovano impiego nelle installazioni modulari e nei contesti più sensibili al contenimento dei costi. Quanto ai materiali, l’acciaio domina con una quota del 50 per cento per la sua durabilità e la diffusione ormai consolidata, seguito dall’acciaio al nichel al nove per cento con il 25 per cento del mercato e dalle leghe di alluminio al 15 per cento, entrambi apprezzati per l’efficienza alle basse temperature, mentre il restante 10 per cento è coperto da soluzioni dedicate ad applicazioni di nicchia.
Le innovazioni tecnologiche stanno modificando il modo in cui questi impianti vengono progettati e gestiti: i serbatoi a contenimento totale aggiungono uno strato di sicurezza ulteriore, mentre le unità di stoccaggio galleggianti ampliano le possibilità di impiego in contesti che richiedono flessibilità. I serbatoi a membrana, particolarmente diffusi in Asia, risultano più leggeri e consentono capacità maggiori, con una riduzione dei costi di costruzione che può arrivare fino al 20 per cento. A questo si aggiunge la diffusione dei gemelli digitali e dei sistemi di monitoraggio basati sull’intelligenza artificiale, che permettono di contenere le perdite per evaporazione e di rendere più efficiente la gestione operativa.
Diversi fattori alimentano questa traiettoria di crescita: la transizione energetica colloca il GNL nel ruolo di combustibile ponte verso fonti più pulite, perché la sua combustione per la produzione di energia elettrica genera circa la metà dell’anidride carbonica rispetto al carbone e questo spinge molti governi a investire nelle relative infrastrutture per avvicinarsi agli obiettivi di neutralità climatica. L’espansione del commercio mondiale rappresenta un secondo motore, con le esportazioni in aumento dai principali produttori come Stati Uniti, Qatar e Australia e con previsioni che indicano un possibile raddoppio degli scambi globali di GNL entro il 2040, una dinamica che richiede nuovi terminali e nuova capacità di stoccaggio per evitare colli di bottiglia nei porti. A questi elementi si sommano gli investimenti infrastrutturali nei mercati emergenti dell’Asia e dell’Africa, dove il GNL diventa una componente chiave delle reti energetiche, con l’India che punta a portare la propria capacità di importazione a cento milioni di tonnellate l’anno entro il 2030. Infine, le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno reso evidente il valore della diversificazione delle fonti e della resilienza delle catene di approvvigionamento, spingendo molti Paesi ad accrescere le scorte e quindi la domanda di serbatoi.
Lo sviluppo recente del settore si legge anche attraverso le iniziative dei singoli operatori: negli Stati Uniti sono stati annunciati ampliamenti della capacità di stoccaggio nei terminali della costa del Golfo per sostenere la domanda di esportazione, insieme alla realizzazione di serbatoi criogenici di nuova generazione con caratteristiche migliorate di sicurezza e isolamento termico e all’impiego di unità modulari per terminali di importazione di scala ridotta e per lo stoccaggio galleggiante. In Giappone gli interventi si sono concentrati sull’adeguamento sismico dei serbatoi nei terminali costieri, sull’ampliamento della capacità in più siti e sull’introduzione di serbatoi a doppia parete con un’efficienza termica superiore. Sul fronte delle operazioni straordinarie, un consorzio di investitori ha acquisito una quota di poco inferiore al 50 per cento di un terminale di GNL in Corea del Sud, un’operazione che conferma l’interesse del capitale privato verso le infrastrutture di stoccaggio di questo combustibile.