12.12.2025
Il mercato globale dei serbatoi di stoccaggio verso i 51.000 miliardi di dollari entro il 2035

Secondo le ultime elaborazioni diffuse, il mercato globale dei serbatoi di stoccaggio sta entrando in una fase di crescita strutturale di lungo periodo: lo studio stima un valore intorno ai 26.066,90 miliardi di dollari nel 2024 e un raddoppio quasi pieno entro il 2035, quando si arriverebbe a 51.152,27 miliardi, con un tasso di crescita medio annuo del 6,32% nel periodo 2025-2035. Al di là dell’entità assoluta dei numeri, che può variare da un istituto di ricerca all’altro, il messaggio di fondo è molto chiaro: i serbatoi di stoccaggio non sono più solo contenitori industriali, ma un’infrastruttura critica al centro di trasformazioni energetiche, ambientali e produttive globali.

Quando si parla del mercato dei serbatoi di stoccaggio, ci si riferisce a un insieme estremamente diversificato di soluzioni: grandi serbatoi atmosferici in acciaio per greggio e prodotti raffinati, vasche per acqua potabile e antincendio, serbatoi in materiali compositi per sostanze chimiche aggressive, tank criogenici per GNL e gas industriali, serbatoi per alimenti e bevande, fino ai sistemi avanzati per bioprocessi e fluidi di nuova generazione. Tutti questi elementi hanno un filo comune: sono progettati per contenere in sicurezza liquidi, gas, sostanze chimiche e materiali sfusi, spesso per lunghi periodi, sotto condizioni controllate di pressione, temperatura e compatibilità chimica.

La spinta alla crescita arriva in primo luogo dall’industria energetica tradizionale. La domanda di serbatoi per lo stoccaggio di petrolio, prodotti raffinati e gas naturale resta alta lungo tutta la catena del valore: dall’upstream, con le strutture a servizio dei pozzi e dei terminali di raccolta, al midstream dei grandi parchi serbatoi in prossimità di oleodotti e gasdotti, fino al downstream delle raffinerie e dei depositi commerciali. Lo stesso vale per GNL e GPL, dove la necessità di stoccaggi di grande capacità, spesso criogenici e dotati di sistemi di sicurezza ridondanti, è in aumento sia nei mercati maturi sia nei Paesi in via di rapida industrializzazione. Il report sottolinea che aree come Asia-Pacifico, America Latina e Medio Oriente stanno investendo pesantemente in infrastrutture petrolifere e gasifere, con ricadute dirette sugli ordinativi di serbatoi di grandi dimensioni.

Accanto alla spinta energetica, c’è l’intero capitolo dell’acqua: la crescente attenzione mondiale alla conservazione delle risorse idriche e al trattamento delle acque reflue sta traducendosi in una domanda robusta di serbatoi per accumulo, equalizzazione, trattamento primario e secondario. Il report richiama esplicitamente applicazioni come raccolta di acqua piovana, dissalazione, reti municipali di distribuzione e gestione delle acque reflue urbane. In molte aree in forte urbanizzazione, soprattutto in Asia e in Africa, i serbatoi diventano necessari per garantire continuità di servizio, resilienza agli eventi climatici estremi e supporto agli impianti di depurazione. Anche in Europa e Nord America, dove le infrastrutture idriche sono più mature, i programmi di rinnovo e adeguamento spingono verso la sostituzione di serbatoi obsoleti con strutture più performanti e meglio protette dalla corrosione.

Un terzo blocco di domanda arriva dal mondo chimico e dei processi industriali: l’espansione delle produzioni di base, dei polimeri, dei fertilizzanti, fino all’intero comparto delle specialità chimiche, richiede serbatoi progettati per resistere a sostanze corrosive, tossiche o infiammabili, nel rispetto di normative sempre più rigide. Gli studi di mercato richiamano la distinzione tra serbatoi destinati a prodotti pericolosi e quelli per sostanze non pericolose: i primi restano dominanti in valore, perché implicano materiali più sofisticati, sistemi di contenimento secondario, controlli e monitoraggi continui; i secondi crescono rapidamente grazie alla domanda di stoccaggio sicuro in settori come alimentare, farmaceutico, cosmetico e trattamento acque.

Su questo scenario già in espansione si innestano due driver trasversali: la corsa alle infrastrutture e l’evoluzione della regolamentazione ambientale. Da un lato governi e operatori privati aumentano gli investimenti in impianti energetici, sistemi di trasporto, reti idriche e impianti industriali, tutti ambiti che richiedono serbatoi in varie configurazioni. Dall’altro, normative più severe su emissioni, gestione delle sostanze pericolose e prevenzione delle perdite impongono standard tecnici più elevati per i serbatoi stessi: migliore resistenza alla corrosione, sistemi di contenimento secondario, barriere contro la dispersione nei suoli e nelle falde.

Un capitolo importante del quadro delineato riguarda le innovazioni tecnologiche. Dal lato materiali, la ricerca si concentra su compositi avanzati, plastiche rinforzate con fibra di vetro (FRP), acciai inossidabili e al carbonio con rivestimenti ad alte prestazioni, calcestruzzi speciali: l’obiettivo è aumentare la durata di vita utile del serbatoio, ridurre gli interventi di manutenzione e resistere meglio a prodotti aggressivi e a condizioni ambientali difficili. Dal lato della costruzione, l’automazione entra in modo sempre più deciso in fabbrica e in cantiere: saldature robotizzate, lavorazioni digitali ad alta precisione, sistemi di verniciatura e rivestimento automatizzati permettono di garantire qualità costante e di tenere sotto controllo tempi e costi.

A queste evoluzioni fisiche si somma una rivoluzione digitale: si parla di IoT, automazione, monitoraggio predittivo e perfino analisi basate su intelligenza artificiale come nuovo standard per i serbatoi moderni; sensori installati su tetti e fondi, lungo le pareti o in linee di processo collegate al serbatoio rilevano in tempo reale livelli, pressione, temperatura, vibrazioni, presenza di gas e possibili perdite. I dati vengono trasmessi in modalità wireless a piattaforme di supervisione che attivano allarmi, generano report per la conformità normativa e suggeriscono manutenzioni mirate prima che si verifichi un guasto.

Il quadro geografico conferma un forte squilibrio a favore dell’Asia-Pacifico: qui si concentrano industrializzazione rapida, crescita demografica, urbanizzazione accelerata e importanti investimenti in capacità energetica e manifatturiera. La domanda di serbatoi è trainata sia dai grandi impianti petrolchimici e dalle infrastrutture per petrolio e gas, sia dall’espansione del tessuto produttivo chimico, plastica e farmaceutico, che necessita di stoccaggi di materie prime, intermedi e prodotti finiti. In parallelo aumenta il fabbisogno di serbatoi per acqua e reflui, al servizio di città in rapida crescita e di distretti industriali sempre più popolati.

Il Nord America rimane un mercato di primo piano, spinto dallo sviluppo delle attività legate allo shale gas, dall’adeguamento delle raffinerie e dagli investimenti in infrastrutture per GNL e carburanti, Stati Uniti e Canada stanno investendo in nuovi tank farm, nell’ammodernamento di serbatoi esistenti e in tecnologie per ridurre il rischio di perdite, in risposta sia a requisiti normativi sia a una maggiore attenzione alle ricadute ambientali delle attività di stoccaggio.

L’Europa, invece, si caratterizza per un’impronta fortemente regolatoria: qui il focus è sulla conformità ambientale, sulla gestione sicura di sostanze chimiche e rifiuti e sull’adozione di soluzioni di stoccaggio sostenibili, anche nell’ottica dell’integrazione con la produzione da fonti rinnovabili e con nuove filiere, come idrogeno e biocarburanti. Il Medio Oriente, poi, contribuisce in modo significativo grazie a enormi riserve di idrocarburi e a megaprogetti nel settore energia e petrolchimico, che richiedono serbatoi di grandissima capacità, spesso localizzati in terminali costieri strategici.

Un altro elemento interessante, infine, riguarda la struttura competitiva del mercato, che si gioca sulla qualità del prodotto, sull’innovazione nei materiali, sulla capacità di personalizzare i serbatoi in base alle esigenze del cliente e sulla solidità dei servizi post-vendita. Molte aziende stanno ampliando la propria presenza geografica attraverso partnership, acquisizioni e investimenti in nuovi stabilimenti, mentre la digitalizzazione e l’offerta di servizi di monitoraggio da remoto diventano leve decisive per differenziarsi.