12.12.2025
Mauchline, la trasformazione di un vecchio serbatoio idrico scozzese in abitazione

Vicino a Mauchline, piccolo centro della campagna dell’Ayrshire orientale, un vecchio serbatoio idrico in calcestruzzo, inutilizzato da circa venticinque anni, sta per cambiare completamente volto: da infrastruttura tecnica al servizio della rete idrica pubblica diventerà una casa unifamiliare, dopo l’approvazione del progetto edilizio da parte delle autorità locali.

Il protagonista, prima ancora della futura abitazione, è il serbatoio di Scottish Water, un corpo cilindrico o leggermente rialzato in calcestruzzo, nato per accumulare e distribuire acqua potabile alle comunità vicine (Scottish Water è il gestore pubblico del servizio idrico in tutta la Scozia, responsabile ogni giorno della fornitura di milioni di litri di acqua e del trattamento delle acque reflue per famiglie e imprese).

Nel tempo, la modernizzazione degli impianti, la posa di nuove condotte e la realizzazione di serbatoi più grandi ed efficienti hanno reso superflue molte strutture minori. Questo manufatto, in particolare, è rimasto dismesso per decenni: una massa di calcestruzzo in cima a un terreno agricolo, priva di funzione ma ancora ben visibile, un oggetto tecnico che non aveva più ruolo nella rete ma continuava a segnare il profilo del paesaggio.

Per capire il contesto, basta ricordare che Mauchline si trova in una zona a forte vocazione agricola, con una quota molto elevata di terreni coltivati e prati rispetto alle superfici di pascolo e alle aree urbanizzate. È un territorio di campi, aziende agricole e aziende zootecniche, punteggiato da infrastrutture discrete ma essenziali: serbatoi, linee elettriche, piccoli edifici tecnici.

In questo quadro, il vecchio serbatoio di Scottish Water appariva come un reperto del Novecento infrastrutturale: utile in passato per garantire la pressione e la continuità del servizio, poi via via marginale, fino all’abbandono. L’intervento di trasformazione approvato dalle autorità non è quindi solo una scelta architettonica, ma un’operazione che tocca il modo in cui questi territori convivono con le tracce materiali della loro storia tecnica.

Dal punto di vista costruttivo, un serbatoio idrico in calcestruzzo rappresenta una base insolita ma interessante per una casa. Si tratta di strutture progettate per resistere a forti spinte interne, con pareti spesse, armature metalliche importanti e una geometria che privilegia la regolarità (circolare o rettangolare) per distribuire al meglio le pressioni dell’acqua. La durabilità del calcestruzzo, che può mantenere buone prestazioni per molti decenni con limitata manutenzione, è uno dei motivi per cui questo tipo di serbatoio continua a essere utilizzato in tutto il mondo. In una conversione residenziale, questi punti di forza diventano al tempo stesso opportunità e vincoli: il guscio è robusto, ma va forato con prudenza per aprire finestre e porte; il volume è compatto, e va ripensato per garantire luce naturale, comfort e ventilazione.

Il progetto approvato nei pressi di Mauchline si inserisce proprio in questa logica di riuso: l’idea di base è trasformare il serbatoio da semplice contenitore tecnico a piattaforma per una nuova abitazione, sfruttando al massimo ciò che l’infrastruttura esistente offre in termini di stabilità, posizione e rapporto con il terreno. In molti interventi simili il serbatoio viene parzialmente interrato, con il volume abitato ricavato all’interno o sopra la struttura originaria, utilizzando la parte in calcestruzzo come basamento. È plausibile che anche in questo caso si sia scelto di dialogare con la forma esistente, magari mantenendo la sagoma del serbatoio come elemento distintivo, invece di demolirla integralmente per ricostruire ex novo.

Per chi progetta, il serbatoio non è solo un volume da riempire con stanze e arredi, ma un vero vincolo geometrico: la curvatura delle pareti, l’assenza di aperture originarie, la necessità di inserire isolamento termico e impianti in una struttura nata per tutt’altre esigenze funzionali. Al tempo stesso, proprio questa rigidità iniziale può trasformarsi in un linguaggio architettonico chiaro: una casa che nasce da un serbatoio spesso conserva una pianta centrale, spazi avvolgenti, viste panoramiche distribuite lungo il perimetro, con ampie vetrate che si aprono verso la campagna; il tetto può diventare una terrazza praticabile o un giardino pensile, sfruttando la resistenza del solaio originario, pensato per sopportare il carico dell’acqua e del terreno di ricoprimento.

Urbanisticamente, il progetto non introduce un volume estraneo, ma rilegge un elemento esistente, cercando di integrarlo meglio nell’ambiente circostante. In molti casi, operazioni di questo tipo migliorano anche la percezione estetica del sito: il calcestruzzo spoglio e ingrigito dall’uso viene trattato, rivestito o affiancato da materiali naturali come il legno e la pietra e il manufatto perde l’aspetto di bunker per assumere quello di un’architettura rurale contemporanea.

Per la comunità locale, l’approvazione del progetto lega insieme diversi livelli: la tutela del paesaggio agricolo, la possibilità di recuperare un edificio dismesso, la creazione di una nuova residenza in linea con le regole urbanistiche vigenti. In Scozia, come in molte altre regioni europee, le amministrazioni guardano con favore al riuso di strutture esistenti, purché l’intervento sia compatibile con i vincoli ambientali, con l’accessibilità ai servizi e con la sicurezza idrogeologica. Nel caso del serbatoio vicino a Mauchline, avere un volume già consolidato, probabilmente in posizione rialzata per esigenze della vecchia rete idrica, significa anche disporre di un sito con buona esposizione e viste aperte, a condizione di gestire correttamente accessi, viabilità e allacciamenti ai sottoservizi.

Il serbatoio rimane, in ogni passaggio, il fulcro di tutta l’operazione. È lui che ha determinato la posizione del nuovo intervento, lui che offre la base strutturale, lui che entra a far parte dell’identità architettonica della futura casa. Anche una volta completati i lavori, chi abiterà quell’edificio vivrà quotidianamente dentro l’involucro di un ex impianto idrico: le proporzioni interne, la forma delle pareti, magari la percezione di una maggiore massa e solidità rispetto a una costruzione tradizionale continueranno a raccontare la funzione originaria. In questo senso, la trasformazione non cancella la memoria tecnica dell’infrastruttura, ma la incorpora nella vita domestica, trasformando una macchina per l’acqua in un ambiente per le persone.