27.02.2026
Matera, il serbatoio idrico restaurato nel centro storico di Miglionico

Un serbatoio idrico urbano, soprattutto quando assume la forma di edificio-serbatoio storico, è un manufatto con una doppia natura, tecnica e architettonica: nel caso di Miglionico (Matera), l’imponente stabile idrico del centro storico, descritto come più alto del Castello del Malconsiglio, è stato oggetto di un intervento di recupero da struttura operativa e in parte degradata a luogo accessibile, destinato a nuovi usi pubblici, mentre la gestione e la sorveglianza tecnica rimangono legate al concessionario, Acquedotto Lucano.

L’intervento in essere si colloca dentro un perimetro molto chiaro, coi lavori di ristrutturazione esterna e recupero del solo piano terra, eseguiti in circa 18 mesi nell’ambito del progetto comunale “Aree degradate”.
Quando si interviene su un edificio-serbatoio storico, il primo tema è la compatibilità tra conservazione strutturale e futuro uso pubblico: l’operazione indica un approccio che combina restauro delle facciate, ristrutturazione funzionale del piano terra e consolidamento di parti ammalorate, con l’obiettivo di valorizzare elementi architettonici originari e introdurre soluzioni compatibili con la fruizione futura.

La scelta di riaprire alla comunità solo il piano terra consente di attivare immediatamente un livello minimo di fruizione e di testare, anche socialmente, l’interesse e la direzione d’uso, mentre le parti superiori, legate alla volumetria e alla storia idraulica dell’impianto, possono restare in una fase di definizione progettuale successiva.

L’intervento, poi, è raccontato come cantiere evento, in cui la dimensione culturale accompagna la trasformazione fisica: ad esempio, il fotografo Mario Cresci, con il sostegno della Fondazione Dioguardi, ha realizzato opere per la comunità, contribuendo a costruire un legame tra luogo, memoria e riattivazione civica.

La riapertura straordinaria del 22 febbraio, infatti, viene presentata come avvio di un percorso partecipativo: infatti c’è il coinvolgimento di cittadini e associazioni per raccogliere storie, memorie, opinioni e proposte sulla destinazione dello stabile, con un dispositivo di ascolto e animazione (ChitChat Audio di Studio Antani) e momenti musicali. Questo perché un edificio pubblico recuperato, se non ha un modello d’uso e gestione realistico, rischia di tornare rapidamente in abbandono. La scelta di impostare fin da subito un processo di raccolta e selezione delle idee è, in termini di sostenibilità del progetto, un equivalente della fase di collaudo in un impianto tecnico. Ci sarà una nuova apertura il 21 e 22 marzo in occasione delle Giornate FAI di primavera, con una mostra dedicata alla risorsa acqua e visite guidate.

Dal punto di vista strettamente operativo, ciò che emerge è un modello di riuso che procede per livelli: prima si stabilizza e si rende fruibile il basamento, si cura l’immagine urbana con il restauro esterno, si consolida dove necessario e si prepara un piano terra come interfaccia tra città e manufatto. Non a caso le fonti regionali parlano esplicitamente di un “serbatoio di idee”, cioè di una fase in cui l’opera recuperata diventa piattaforma di progettazione collettiva del suo futuro.