A Orléans, quando si parla di acqua potabile, si discute del serbatoio della Chaude-Tuile, il più grande serbatoio d’acqua potabile del territorio metropolitano e tra i più grandi della regione Centre-Val de Loire. E proprio questo impianto ha appena concluso un intervento lungo e delicato: quattordici mesi di lavori di impermeabilizzazione e riqualificazione dell’opera, con l’obiettivo di riportarla a una piena affidabilità per i decenni a venire.
Il serbatoio si trova in pieno centro a Orléans ed è considerato un’ infrastruttura chiave per la distribuzione idrica localeM inoltre, è un’opera riconosciuta e valorizzata, tanto da essere stata etichettata come “Architecture Contemporaine Remarquable du XXe siècle”. In altre parole, è un’infrastruttura che racconta una stagione precisa della modernizzazione urbana e della costruzione di reti idriche più robuste, poiché la sua realizzazione è avvenuta a fasi successive, nel 1946, 1949 e 1952, con tre compartimenti di concezione simile.
Queste tre anime del serbatoio sono anche la chiave per capire la scala del progetto: l’opera è composta da tre grandi vasche, ciascuna con una capacità di 7.000 metri cubi, per un totale di 21.000 metri cubi, un numero che equivale a circa sei piscine olimpioniche oppure, guardando alla superficie complessiva, a più di sei campi da tennis messi insieme.
È proprio la dimensione, oltre alla posizione strategica, a rendere la manutenzione straordinaria un passaggio inevitabile e complesso da gestire: impermeabilizzare un serbatoio di questo tipo non significa dare una mano di vernice, ma vuol dire intervenire su rivestimenti e superfici che devono restare perfettamente idonee al contatto con acqua potabile, resistenti nel tempo e capaci di sopportare cicli di riempimento e svuotamento senza degradarsi; significa anche proteggere il calcestruzzo e le parti metalliche, perché, nel lungo periodo, piccoli punti critici possono trasformarsi in infiltrazioni, micro-perdite, degradi localizzati e, nei casi peggiori, problemi di esercizio e sprechi d’acqua.
Uno degli aspetti più delicati di tutta l’operazione, come evidenziato dai soggetti coinvolti, era riuscire a lavorare su opere gigantesche senza interrompere la continuità del servizio: l’acqua doveva continuare ad arrivare ai rubinetti sette giorni su sette, mentre una parte dell’infrastruttura veniva isolata, trattata e rimessa in esercizio.
Qui entra in gioco anche la tecnologia invisibile dei cantieri moderni: la fase di analisi, infatti, ha incluso ispezioni con droni su tetto, esterni e vasche, per mappare lo stato reale delle superfici e definire un piano d’azione dettagliato, con una stima dei costi il più possibile rigorosa.
Il cantiere, avviato nel giugno 2024, si è concluso con successo alla fine dell’estate 2025 ed i quattordici mesi citati includono anche le fasi preparatorie, cioè tutto ciò che serve prima ancora di applicare sistemi di tenuta e rivestimenti: programmazione, sicurezza, organizzazione delle lavorazioni per fasi, controlli e prove di performance durante i lavori. Anche per questo, secondo quanto comunicato, l’esito viene descritto come una riuscita sia tecnica sia di rispetto del budget, con un costo complessivo indicato in 1,2 milioni di euro.
Il serbatoio in questione è un’opera elevata, con parti a più di 20 metri d’altezza e molti interventi avvengono in spazi confinati: ambienti in cui l’accesso, la ventilazione e la gestione dei rischi sono parte integrante del progetto. Ancora, c’era una forte pressione sui tempi: una delle vasche (la numero 3) doveva tornare in esercizio in circa due mesi e mezzo, prima dell’estate 2024, per garantire margine operativo nei periodi di maggiore richiesta.
La parola impermeabilizzazione riassume, quindi, un insieme di lavorazioni diverse: ripristino e rinnovo dei rivestimenti interni per ridurre il rischio di perdite, trattamento di parti metalliche e fessurazioni, gestione di attraversamenti e connessioni (punti tipicamente sensibili in qualunque opera idraulica), controlli qualità e test continui per verificare che la soluzione scelta stia funzionando come previsto.
Il progetto, inoltre, non si ferma qui: dopo la riabilitazione delle vasche e gli interventi esterni sui punti più sensibili della copertura, è previsto un ulteriore passo in questo primo semestre 2026: un progetto di solarizzazione sul tetto del serbatoio, con 597 pannelli fotovoltaici su circa 1.400 metri quadrati, montati su blocchi in calcestruzzo zavorrati e collocati sopra le tre vasche. La potenza installata dichiarata è di 271 kWc, e viene indicato che i pannelli saranno assemblati in Francia.
Il serbatoio della Réservoir de la Chaude-Tuile, perciò, diventa da un lato un’opera storica della modernizzazione idraulica del Novecento, dall’altro una piattaforma tecnica che si aggiorna per rispondere alle esigenze contemporanee.