17.04.2026
Idrogeno, regola tecnica antincendio per elettrolizzatori e sistemi di stoccaggio

Nel settore dell’idrogeno, il decreto del Ministero dell’interno del 7 luglio 2023 rappresenta il riferimento tecnico che ha dato una struttura precisa alla prevenzione incendi degli impianti di produzione mediante elettrolisi e dei relativi sistemi di stoccaggio dell’idrogeno gassoso; si tratta di un passaggio importante per tutto il comparto, perché inserisce tecnologie in forte crescita dentro un quadro regolatorio definito, leggibile e utilizzabile fin dalle prime fasi del progetto, quando si decide il sito, si imposta il layout, si dimensionano gli impianti e si comprende se un’iniziativa potrà arrivare davvero all’esercizio.

Il decreto definisce con chiarezza il proprio campo di applicazione e accompagna il progettista dentro un perimetro tecnico ben riconoscibile: la regola si applica alla progettazione, alla realizzazione e all’esercizio degli impianti di produzione di idrogeno mediante elettrolisi e dei relativi sistemi di stoccaggio di idrogeno gassoso; quindi, coinvolge direttamente l’elettrolizzatore, le apparecchiature collegate, le sezioni di compressione, le unità di accumulo e tutti quegli elementi che, nel loro insieme, formano l’infrastruttura reale dell’impianto. Lo stesso testo consente anche di estendere i criteri della regola tecnica, previa valutazione del rischio, a configurazioni diverse da quelle espressamente descritte, offrendo così una base di lavoro utile anche in presenza di soluzioni tecnologiche evolute o di impianti che presentano caratteristiche particolari.

Un aspetto decisivo riguarda il rapporto tra questa regola tecnica e il più ampio sistema della prevenzione incendi italiana: l’elettrolizzatore, infatti, vive dentro un quadro complesso fatto di attività soggette, verifiche, assoggettabilità e controlli che dipendono dalle caratteristiche concrete dell’impianto; diventa quindi essenziale leggere il decreto insieme al DPR 151/2011 e alla disciplina generale di settore, perché la presenza di compressori, depositi di gas infiammabili, reti di distribuzione, apparecchiature in pressione e sistemi ausiliari può determinare la ricaduta dell’attività in uno o più punti dell’allegato I.

La struttura del decreto mostra in modo molto chiaro che la sicurezza antincendio dell’idrogeno nasce dal progetto e prende forma nel dettaglio costruttivo, nel layout e nella scelta dei componenti. L’impianto viene infatti letto attraverso le sue parti principali (elettrolizzatore, serbatoio tampone, sistemi di compressione, stoccaggio, gruppi di riduzione e stabilizzazione della pressione, baie di carico, tubazioni di collegamento) e ciascuna di queste parti partecipa alla definizione del rischio e alle misure di controllo. Questo approccio porta a una conseguenza immediata: ogni elemento del sistema va posizionato, protetto, separato e reso accessibile secondo una logica complessiva di sicurezza, che riguarda sia il normale esercizio sia la gestione di eventi incidentali, fughe, accumuli, anomalie di pressione o situazioni emergenziali. Le aree che ospitano elementi pericolosi devono essere protette o rese inaccessibili ai non addetti, il sito deve consentire l’avvicinamento e l’operatività dei mezzi di soccorso, le strutture portanti devono rispondere a precisi requisiti di reazione e resistenza al fuoco, l’impianto di terra e la protezione contro le scariche atmosferiche devono essere progettati con attenzione piena alle caratteristiche dell’installazione e dell’ambiente circostante.

Quando si entra nel cuore tecnico della regola, emerge il tema della compatibilità dei materiali e della tenuta nel tempo delle apparecchiature che lavorano in presenza di idrogeno. Il decreto richiama il principio della regola d’arte e considera tali, per le parti applicabili, gli impianti conformi alla ISO 22734; allo stesso tempo chiede che i materiali siano compatibili con l’idrogeno alle pressioni e alle temperature di esercizio, con una particolare attenzione ai fenomeni che in questo settore hanno un peso reale e concreto, come la permeabilità e la porosità.

Lo stoccaggio riceve dal decreto un’attenzione specifica e molto concreta, perché rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intero sistema: la regola tecnica riguarda unità di stoccaggio con pressione di esercizio fino a 1000 barg e stabilisce che, per pressioni superiori o per sistemi diversi da quelli espressamente considerati, il progetto debba essere supportato da misure individuate anche mediante approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio; in termini pratici, significa che il decreto offre un tracciato operativo già molto utile per molte configurazioni, mentre per soluzioni più spinte o più complesse il livello di approfondimento richiesto cresce e coinvolge strumenti analitici più avanzati. Anche la disposizione fisica delle unità di stoccaggio viene trattata in modo puntuale: i depositi, salvo i serbatoi tampone, devono essere collocati in appositi box e, quando il volume complessivo supera determinate soglie, il box deve essere suddiviso in partizioni, così da contenere il rischio, gestire meglio la compartimentazione e mantenere sotto controllo gli effetti di un eventuale evento incidentale.

Una delle parti più significative del decreto riguarda la ventilazione e il controllo delle concentrazioni di gas, perché la prevenzione delle atmosfere esplosive è uno dei cardini della sicurezza negli impianti a idrogeno. Nei locali o nei box che ospitano elettrolizzatori e apparecchiature contenenti idrogeno, la ventilazione deve essere progettata in modo da mantenere la concentrazione media di idrogeno al di sotto dell’1% in volume; contemporaneamente, il sistema deve essere dotato di rivelatori di idrogeno capaci di attivare automaticamente la ventilazione in caso di superamento della soglia indicata. L’attenzione del decreto si estende anche all’ossigeno, perché nei casi in cui l’elettrolizzatore possa rilasciarlo in ambiente confinato diventa necessario rilevarne la concentrazione e comandare la ventilazione anche per evitare atmosfere arricchite oltre i limiti considerati di sicurezza.

A questa logica appartiene anche il sistema di arresto di emergenza, l’ESS, funzione strategica dell’impianto: il sistema deve poter interrompere rapidamente l’alimentazione degli elementi pericolosi quando si manifesta un pericolo grave e immediato e deve agire con criteri definiti e indipendenti dalla normale gestione di processo. Ancora, deve essere accessibile attraverso comandi di emergenza collocati in prossimità delle aree rilevanti; deve, infine, condurre l’impianto verso una condizione sicura attraverso l’arresto della produzione, la depressurizzazione delle apparecchiature in pressione, l’isolamento delle tubazioni e degli stoccaggi e la disalimentazione dei circuiti elettrici, fatta eccezione per quelli necessari ai servizi di sicurezza.

Anche le distanze di sicurezza hanno un peso decisivo: il decreto collega le distanze alle pressioni di esercizio, con valori crescenti al crescere della severità delle condizioni operative, e impone un’attenzione ancora maggiore quando l’impianto si trova in prossimità di edifici destinati alla collettività o di luoghi con significativa presenza di persone. Ciò significa che un progetto apparentemente lineare dal punto di vista energetico o produttivo può diventare critico nel momento in cui viene inserito in un lotto reale, dentro un’area industriale esistente, vicino a viabilità, confini, altri fabbricati, servizi o zone accessibili al pubblico.

L’idrogeno, infatti, sta entrando in una stagione in cui gli elettrolizzatori vengono sempre più spesso considerati in relazione all’autoconsumo industriale, alla decarbonizzazione dei processi, alla valorizzazione delle rinnovabili, ai progetti di hydrogen valley e allo sviluppo di filiere nazionali; ancora, le semplificazioni previste dal decreto legislativo 199/2021 per alcune categorie di impianti favoriscono l’avanzamento delle iniziative, accelerano la progettazione e spingono operatori, investitori e imprese a passare dalla fase esplorativa a quella realizzativa.

Per le aziende che nel 2025 e nel 2026 stanno valutando impianti a idrogeno, il decreto serve ad affrontare da subito la questione antincendio in modo integrato, leggendo insieme prestazioni attese, taglia dell’elettrolizzatore, quantità in ciclo, pressioni, volumi di accumulo, scelta dei materiali, sistemi di rilevazione, ventilazione, arresto di emergenza, distanze di sicurezza, accessibilità dei soccorsi e interazione con il resto del sito produttivo. Ogni ritardo su questi aspetti si riflette poi sull’iter amministrativo, sulla progettazione esecutiva, sui costi di adeguamento e sulla qualità finale dell’impianto; ogni approfondimento svolto per tempo, al contrario, mette l’operatore nella condizione di impostare correttamente il progetto, dialogare con i soggetti autorizzativi con maggiore solidità tecnica e ridurre il rischio di revisioni pesanti a valle.