Nel villaggio costiero di Thorpeness, nella contea inglese del Suffolk, una torre idrica costruita nel 1923 per garantire l’approvvigionamento d’acqua alla comunità è stata trasformata in una particolare residenza turistica, conservando l’aspetto originale di una casa sospesa sopra gli alberi. Conosciuta come House in the Clouds, la struttura raggiunge un’altezza di circa 21 metri e ospitava originariamente un serbatoio sopraelevato da 50.000 galloni imperiali, equivalenti a circa 227.000 litri. La torre fu realizzata dalla Braithwaite Engineering Company di Londra nell’ambito del progetto di sviluppo turistico del villaggio promosso da Glencairn Stuart Ogilvie. Per nascondere alla vista l’imponente infrastruttura idrica, l’architetto Frederick Forbes Glennie progettò un rivestimento che riproduceva le caratteristiche di un’abitazione tradizionale, con facciate rivestite in legno, finestre, copertura a falde e tegole. La struttura portante, costituita da un’intelaiatura metallica a pianta quadrata, comprende cinque livelli inferiori destinati ad ambienti abitabili e una sezione superiore sporgente, sostenuta da rinforzi angolari arcuati, all’interno della quale era collocato il grande serbatoio.
L’impianto di approvvigionamento idrico utilizzava un pozzo collegato al vicino mulino a vento di Aldringham, ricostruito a Thorpeness, che azionava il sistema di pompaggio per trasferire l’acqua al serbatoio sopraelevato: la capacità di pompaggio raggiungeva circa 1.800 galloni all’ora, corrispondenti a oltre 8.000 litri, mentre un motore a benzina assicurava il funzionamento durante i periodi di vento insufficiente. L’accumulo in quota permetteva di sfruttare la pressione gravitazionale per alimentare la rete di distribuzione del villaggio. Durante la Seconda guerra mondiale, la torre fu accidentalmente colpita da un proiettile sparato da un cannone antiaereo britannico Bofors, che attraversò l’angolo sudorientale del serbatoio provocando danni considerevoli, mentre le due donne che dormivano nei locali sottostanti non si accorsero dell’incidente. Per ripristinare la funzionalità dell’impianto vennero riutilizzate alcune sezioni metalliche del contenitore originale, riducendo la capacità da 50.000 a 30.000 galloni, pari a circa 136.000 litri, con una perdita del 40% del volume iniziale.
Nel 1953 il motore a benzina venne sostituito da una pompa elettrica, mentre nel 1963 l’introduzione di un sistema di approvvigionamento idrico territoriale rese superfluo il pompaggio dal pozzo del mulino. Il serbatoio continuò comunque a funzionare come riserva fino al 1977, quando cessò definitivamente la propria attività; due anni dopo, nel 1979, il grande contenitore metallico venne smantellato attraverso lo svitamento delle sezioni quadrate che lo componevano, successivamente calate a terra mediante un sistema di carrucole installato sul lato settentrionale dell’edificio. La rimozione del serbatoio consentì di recuperare l’intero volume della parte superiore della torre e integrarlo negli ambienti abitabili. Nel 1987 iniziarono ulteriori interventi di ristrutturazione degli interni e recupero del giardino, mentre la manutenzione delle facciate e delle strutture esterne proseguì attraverso diversi programmi di restauro.
Originariamente denominato Gazebo, l’edificio ricevette il nome House in the Clouds dalla scrittrice per bambini Mrs Malcolm Mason, amica di Ogilvie, che ne apprezzava l’aspetto fiabesco: la torre, inizialmente dotata di sette camere da letto e due saloni, è oggi utilizzata come struttura ricettiva con cinque camere, tre bagni e una sala giochi collocata al quinto piano, mentre l’ambiente un tempo occupato dal serbatoio costituisce uno degli spazi più caratteristici della residenza; l’accesso ai diversi livelli avviene attraverso una scala interna di 68 gradini, distribuiti con pianerottoli intermedi. Situata in Uplands Road, nei pressi del campo da golf e del lago artificiale Thorpeness Meare, la House in the Clouds è stata riconosciuta nel gennaio 1995 come edificio storico protetto di Grade II da Historic England.
