24.04.2026
Gli esclusi e i limiti del tax credit sul gasolio agricolo 2026

Il decreto-legge 42 del 3 aprile 2026 ha riconosciuto alle imprese agricole, entro un tetto di 30 milioni di euro, un credito d’imposta fino al 20% sulle spese sostenute nel marzo 2026 per acquistare gasolio e benzina destinati all’alimentazione dei mezzi usati per l’esercizio delle attività agricole, con utilizzo in compensazione entro il 31 dicembre 2026 e con decreto attuativo MASAF-MEF previsto entro 30 giorni dall’entrata in vigore.

Il punto, quindi, non è soltanto chi riceverà il credito, ma chi ne resterà fuori in un momento in cui il costo del carburante pesa già in modo anomalo sui conti aziendali: dal perimetro dell’aiuto, infatti, pare restino escluse le imprese esclusivamente agromeccaniche, cioè quelle che svolgono l’attività di contoterzismo come attività principale e autonoma, mentre può rientrare l’agromeccanica svolta come attività connessa dall’imprenditore agricolo nei limiti dell’articolo 2135 del codice civile. Restano inoltre fuori, sempre secondo quella ricostruzione interpretativa, le spese per il riscaldamento di serre e fabbricati zootecnici, perché il testo del decreto parla di carburante acquistato per alimentare i mezzi utilizzati nell’attività agricola, non per sostenere usi termici o energetici diversi dalla trazione.

È proprio questa doppia esclusione a rendere la misura controversa: da una parte vengono lasciate ai margini le imprese agromeccaniche che svolgono lavorazioni essenziali per molte aziende agricole, dall’altra vengono tagliati fuori quei comparti in cui il gasolio non serve soprattutto a muovere trattori o altre macchine da campo, ma a sostenere strutture e cicli produttivi che nei mesi freddi o di avvio stagione hanno un assorbimento energetico elevato. In altri termini, il decreto sta scegliendo una precisa idea di “consumo agricolo meritevole di ristoro”, e questa scelta coincide solo in parte con il consumo reale che oggi pesa di più sui costi di produzione.

Le critiche più nette sono arrivate infatti proprio su questo punto: nella memoria depositata al Senato, Confagricoltura ha scritto che l’intervento andrebbe esteso non solo all’alimentazione dei mezzi utilizzati per l’attività agricola, ma anche al riscaldamento di allevamenti e serre, oltre che alle imprese agromeccaniche; la stessa memoria osserva che marzo è un mese debole per misurare il fabbisogno reale di molte attività di campo, perché i consumi agricoli più intensi si concentrano tra aprile e luglio, mentre alcuni comparti (come orto-florovivaismo, fungicoltura, zootecnia, piscicoltura) sostengono già a marzo una quota di costi energetici molto rilevante, compresa tra il 15 e il 20% dei costi totali di produzione. Per il comparto vivaistico in serra, Confagricoltura segnala inoltre che l’aumento del gasolio, principale fonte energetica per il riscaldamento degli impianti, può tradursi in un incremento immediato dei costi di produzione stimato tra l’8 e il 10%.