Per anni, in Italia, l’idea che il gasolio convenisse più della benzina è stata quasi un riflesso condizionato: non solo per i consumi mediamente più bassi dei motori diesel, ma anche perché alla pompa il prezzo al litro restava spesso più favorevole. Proprio per questo il sorpasso registrato nei primi giorni del 2026 ha avuto un impatto immediato sulla percezione degli automobilisti. Non è un semplice cambio di decimali sul tabellone del distributore: è il segnale visibile di una scelta fiscale precisa, entrata in vigore con l’inizio dell’anno, che ha spostato l’equilibrio tra i due carburanti.
Secondo quanto riportato da ANSA, l’effetto nasce dall’applicazione, dal 1° gennaio 2026, delle norme contenute nella manovra che aumentano la tassazione sul diesel e riducono in modo equivalente quella sulla benzina. Il risultato, fotografato il 5 gennaio 2026, è che il prezzo medio nazionale del gasolio ha superato quello della verde: 1,666 euro al litro contro 1,650 euro al litro per la benzina.
La notizia è rilevante anche per un’altra ragione: non succedeva da tempo, visto che un’inversione simile non si vedeva dal 9 febbraio 2023, quando l’Italia stava uscendo dalla fase più acuta della crisi dei prezzi energetici innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. In quel contesto i carburanti erano diventati una cartina di tornasole delle tensioni internazionali; oggi, invece, il sorpasso ha una causa più domestica e regolatoria ossia la rimodulazione delle accise.
La manovra ha previsto una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e, specularmente, un aumento di 4,05 centesimi al litro sul gasolio; a regime, questo porta ad avere lo stesso livello di accisa per entrambi, a 67,26 centesimi di euro.
Dietro questa scelta c’è anche una motivazione politica ed ambientale: in pratica, il gasolio era storicamente privilegiato dal punto di vista fiscale pur avendo, in media, un impatto emissivo più problematico in alcuni inquinanti. L’intervento viene inoltre descritto come previsto nel quadro del PNRR e accelerato rispetto alle ipotesi iniziali (che lo immaginavano distribuito su più anni) per rientrare nelle coperture della legge di bilancio. Sul fronte delle entrate, si parla di un gettito atteso vicino ai 600 milioni di euro nel 2026.
Naturalmente, quando si parla di prezzo medio nazionale, bisogna sempre ricordare che la fotografia cambia molto da territorio a territorio: non tutte le regioni si muovono nello stesso modo, tanto che, ad esempio, Bolzano risulta tra le aree più care per il diesel (con valori oltre 1,7 euro al litro), mentre regioni come la Campania mostrano livelli medi più bassi.
Intanto, ìil Mimit ha rivendicato un monitoraggio per evitare speculazioni e anomalie sui listini, proprio perché un cambiamento fiscale così visibile può diventare, in alcuni casi, un pretesto per ritocchi non giustificati.
Ancora, dal 1° gennaio, sui prezzi si è riversato anche un aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti legato al rialzo della quota d’obbligo, con un impatto stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro, mentre, nello stesso periodo, le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati sono scese di un ordine di grandezza simile, ma senza tradursi automaticamente in un calo dei prezzi alla pompa.
