10.07.2026
Due nuovi serbatoi interrati di accumulo per contenere gli allagamenti del lato ovest di Chicago

Nel quartiere di Austin, sul lato ovest di Chicago, è in corso la costruzione di un nuovo impianto sotterraneo destinato ad accumulare temporaneamente le acque meteoriche in eccesso durante gli eventi di pioggia intensa. All’incrocio tra Le Moyne Street e Linder Avenue sono stati depositati enormi blocchi di calcestruzzo dal lato di circa tre metri e mezzo, in attesa di essere assemblati a formare un’unità di stoccaggio interrata di grandi dimensioni. L’opera serve ad aumentare la capacità di invaso della rete cittadina, in cui completamento è previsto nel corso dell’autunno prossimo venturo.

Il cantiere prevede la realizzazione di due vasche ausiliarie che, una volta operative, aggiungeranno alla rete una capacità di accumulo dell’ordine di 6,4 milioni di litri. Si tratta del secondo dei due serbatoi interrati installati sul lato ovest, il tutto pensato per affrontare il rischio idraulico e insieme rinnovare una rete fognaria ormai datata. La logica di funzionamento è quella tipica delle vasche di laminazione: raccogliere e trattenere l’onda di piena prima che la portata in eccesso risalga verso gli allacci privati e finisca negli scantinati delle abitazioni, in modo che sia la vasca a riempirsi per prima anziché le cantine dei residenti.

La scelta di questo tipo di infrastruttura risponde a una specificità idraulica del quartiere: sul lato ovest gli allagamenti tendono a essere più frequenti e più gravi rispetto ad altre zone della città, perché le acque meteoriche devono percorrere una distanza maggiore prima di raggiungere i collettori intercettori; quando la portata di picco arriva finalmente al collettore, la rete si trova già in condizioni di saturazione e va in contropressione, con un meccanismo di rigurgito paragonabile all’ingorgo che si forma all’uscita di un parcheggio o lungo un’autostrada. La densità e la frequenza degli eventi estremi rendono il problema sempre più pressante: tre anni fa caddero circa venti centimetri di pioggia in dodici ore, e in un episodio recente due giorni di temporali hanno scaricato sul territorio l’equivalente di un mese intero di precipitazioni.

Il nodo tecnico di fondo riguarda l’impossibilità di adeguare rapidamente un sistema concepito decenni fa. La rete di Chicago è una fognatura di tipo misto e la sua architettura originaria non consente aggiornamenti semplici o localizzati: gli interventi devono essere al tempo stesso puntuali e distribuiti sull’intero sistema, con un orizzonte di realizzazione che si estende su diversi anni. Anche l’infrastruttura che per lungo tempo era stata considerata la soluzione definitiva agli allagamenti diffusi mostra oggi i propri limiti. Il grande sistema di gallerie e bacini profondi, il cosiddetto Deep Tunnel, si sta avvicinando alla saturazione per la prima volta nella sua storia, e il bacino di Thornton, che in passato non aveva mai superato il 55 per cento della capacità, è stato registrato al 93 per cento dopo gli ultimi eventi.

Da qui l’indicazione, sostenuta dai responsabili del distretto di gestione delle acque, di affiancare alle grandi opere una rete diffusa di infrastrutture verdi di piccola scala, dai giardini della pioggia alla piantumazione di alberi, con l’obiettivo di trattenere e rallentare il deflusso alla sorgente e di adattare la città a un regime pluviometrico reso più violento dai cambiamenti climatici.