La recente tragedia avvenuta a Crans-Montana riporta all’attenzione pubblica un tema che il nostro ordinamento fatica ad affrontare in modo definitivo: la sicurezza antincendio negli edifici, soprattutto quando si tratta di strutture complesse come quelle vincolate dal punto di vista storico e artistico. Proprio in questi giorni, il Decreto Milleproroghe 2026 ha disposto un ulteriore differimento dei termini per l’adeguamento antincendio degli istituti e dei luoghi della cultura sottoposti a tutela, spostando la scadenza al 31 dicembre 2026. Sebbene la questione richieda un delicato equilibrio tra la salvaguardia del patrimonio culturale e la protezione delle persone, il ricorso sistematico alle proroghe rischia di trasformare quella che dovrebbe essere un’eccezione in una prassi consolidata, con tutte le conseguenze che questo comporta.
Il provvedimento, contenuto nell’articolo 8, comma 3 del Decreto Legge 31 dicembre 2025, numero 200, interessa direttamente il Ministero della Cultura e altri ministeri che hanno in uso immobili vincolati, oltre agli enti territoriali proprietari di tali edifici. La norma si applica specificamente a quegli istituti e luoghi della cultura che, al 31 dicembre 2024, non avevano ancora completato l’iter necessario per ottenere il certificato di prevenzione incendi, come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica numero 151 del primo agosto 2011, oppure che dovevano ancora risolvere criticità emerse durante i controlli o adempiere alle prescrizioni imposte dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Per tutti questi soggetti, il termine ultimo per completare l’adeguamento viene ora posticipato di un anno, naturalmente nei limiti delle risorse finanziarie disponibili secondo la legislazione vigente.
Di sicuro, ciò non rappresenta affatto una novità assoluta nel panorama normativo italiano: un primo rinvio era già stato disposto con scadenza fissata al 31 dicembre 2025. La proroga attualmente concessa aggiunge dunque un ulteriore anno di tempo per l’attuazione delle misure di sicurezza conformi alle norme tecniche di riferimento, quelle adottate ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo numero 139 del 2006. Tra queste misure rientra espressamente anche l’adozione del cosiddetto piano di limitazione dei danni, uno strumento centrale nella gestione del rischio incendio negli edifici storici, dove l’obiettivo non si limita esclusivamente alla protezione della vita umana, ma si estende anche alla conservazione del bene culturale stesso, con tutto ciò che questo comporta in termini di progettazione e implementazione degli interventi.
Chi si occupa professionalmente di sicurezza antincendio conosce bene quanto sia complesso l’adeguamento degli edifici tutelati dal punto di vista storico-artistico: i vincoli architettonici impongono limiti severi, rendendo spesso impossibile l’inserimento di impianti moderni senza alterare l’aspetto originale delle strutture. Le difficoltà legate alla compartimentazione degli spazi e alla creazione di vie di esodo sicure si scontrano con la configurazione originaria degli edifici, pensati in epoche in cui le normative di sicurezza erano inesistenti o radicalmente diverse da quelle attuali. Per questo motivo, diventa necessario ricorrere a soluzioni progettuali avanzate, basate sull’approccio prestazionale piuttosto che su quello prescrittivo, richiedendo competenze tecniche elevate e spesso anche investimenti economici consistenti.
Ogni differimento, però, sposta in avanti nel tempo il completamento degli interventi necessari, ma non riduce minimamente il rischio reale cui sono esposti utenti, lavoratori e visitatori di questi luoghi. La sicurezza antincendio, soprattutto quando si parla di luoghi della cultura aperti al pubblico, non dovrebbe essere trattata come un mero adempimento formale da completare entro una scadenza, bensì come una componente integrante della gestione responsabile del bene culturale stesso.
Il piano di limitazione dei danni, per fare un esempio concreto, rappresenta uno strumento fondamentale proprio perché riconosce la duplice esigenza di proteggere sia le persone sia il patrimonio artistico. Questo approccio richiede un’analisi approfondita delle caratteristiche specifiche di ogni edificio, l’individuazione delle aree a maggior rischio, la definizione di strategie di intervento differenziate e la formazione del personale che opera quotidianamente in questi luoghi. Non si tratta quindi di applicare semplicemente una lista di prescrizioni standard, ma di sviluppare una strategia su misura che tenga conto di tutte le peculiarità dell’edificio e delle attività che vi si svolgono.
Un ulteriore anno di tempo può certamente risultare utile per completare iter burocratici complessi, per reperire le risorse finanziarie necessarie e per sviluppare progetti che richiedono particolare attenzione tecnica. Tuttavia, la sicurezza antincendio dovrebbe diventare parte integrante dei piani di gestione e conservazione del patrimonio culturale, con risorse dedicate, competenze specializzate e tempistiche realistiche ma definitive.
La questione del rapporto tra tutela del patrimonio e sicurezza delle persone è destinata a rimanere centrale nel dibattito pubblico e tecnico: la soluzione non può essere trovata semplicemente spostando in avanti le scadenze, ma richiede investimenti, competenze, volontà politica e un approccio culturale che consideri la prevenzione incendi non come un ostacolo alla conservazione dei beni culturali, ma come una condizione necessaria per garantirne la fruizione responsabile e sostenibile nel tempo.
