10.07.2026
La cupola conica da mille tonnellate con il serbatoio di raffreddamento passivo a gravità per il reattore CAP1000 di Lianjiang

Nell’impianto nucleare di Lianjiang, nella provincia cinese del Guangdong, è stata sollevata e posata la cupola esterna in acciaio sull’edificio di contenimento della prima unità, un’operazione che ha chiuso la fase di costruzione civile del reattore e che lascia intravedere l’obiettivo di primo avviamento fissato per il 2028. La macchina in costruzione appartiene alla famiglia CAP1000, la versione localizzata in Cina del reattore AP1000 di progettazione statunitense, con una potenza dichiarata di 1.250 megawatt elettrici per unità.

L’elemento sollevato non è una semplice copertura, perché la cupola è di fatto una struttura di sicurezza con una funzione idraulica precisa: si tratta di un guscio di forma conica del peso di circa mille tonnellate, largo all’incirca 41 metri e alto 11 assemblato a partire da 32 travi radiali principali, 3 travi ad anello, 96 pannelli di rivestimento in acciaio e 3 piattaforme sospese sul lato interno. La cupola corona lo shield building, ossia lo strato più esterno del doppio contenimento che caratterizza questa tipologia di reattore, e sostiene il serbatoio elevato di accumulo dell’acqua per il raffreddamento passivo del contenimento. In questo dettaglio si concentra la logica dell’intero sistema: l’acqua stoccata in quota può essere rilasciata sfruttando la sola forza di gravità, così da raffreddare il reattore anche in assenza di pompe e di alimentazione elettrica, quando un guasto rende indisponibili i sistemi attivi. La descrizione più fedele di questa struttura è quella di una torre d’acqua molto pesante travestita da tetto.

Il vaso in pressione del reattore era già stato calato all’interno dell’edificio nel febbraio del 2025, in attesa della propria copertura, secondo una sequenza costruttiva ormai consolidata nella cantieristica nucleare, dove i grandi sollevamenti scandiscono i passaggi principali dell’opera: l’approvazione delle prime due unità risale al settembre del 2022, lo scavo è partito nello stesso mese, il primo getto di calcestruzzo strutturale è avvenuto nel settembre del 2023, il vaso è stato installato all’inizio del 2025 e la cupola ha chiuso la struttura nel giugno del 2026. Se la data del 2028 verrà rispettata, il percorso dal primo calcestruzzo alla centrale funzionante si sarà compresso attorno ai cinque anni, un ritmo che i cantieri gemelli avviati in altri Paesi con lo stesso progetto hanno faticato a raggiungere.

Accanto al reattore prende forma una seconda opera di rilievo, dedicata alla gestione dell’acqua di raffreddamento: Lianjiang sarà il primo impianto nucleare cinese raffreddato attraverso un circuito secondario ad acqua di mare in ricircolo, servito da una torre di raffreddamento di dimensioni fuori scala. Circa 219 metri di altezza, una base di quasi 175 metri di diametro e un fabbisogno di calcestruzzo dell’ordine dei 137mila metri cubi. La scelta del ricircolo, con l’atmosfera che funge da pozzo termico, si allontana dal tradizionale schema a passaggio singolo in cui l’acqua di mare attraversa i condensatori e viene restituita più calda. Grazie a questa configurazione lo scarico idrico si riduce a una frazione minima rispetto agli impianti convenzionali, l’acqua reimmessa in mare resta prossima alla temperatura naturale e la presa d’acqua verso l’esterno diventa più contenuta, con benefici sulla vita marina che tende a intasarla.

Il sito è concepito per ospitare sei unità dello stesso tipo, per una produzione attesa attorno ai settanta terawattora l’anno, un volume di energia che equivale alla mancata combustione di oltre venti milioni di tonnellate di carbone. L’AP1000 nacque negli Stati Uniti, fu concesso in licenza alla Cina nel 2007 con quattro unità iniziali, e il primo esemplare al mondo a collegarsi alla rete entrò in servizio proprio in territorio cinese nel 2018. Da quella base i tecnici locali hanno nazionalizzato la catena di fornitura e ridisegnato i dettagli sulle proprie linee produttive, arrivando alla versione CAP1000 e a un’ulteriore evoluzione domestica di taglia maggiore, il CAP1400, oggi in costruzione senza alcuna supervisione esterna.