10.04.2026
Contalitri, RFID e cloud per una gestione evoluta dei rifornimenti

La gestione del rifornimento aziendale cambia in modo sensibile quando il serbatoio smette di essere un semplice punto di erogazione e diventa un nodo informativo. Finché i prelievi sono pochi, gli utilizzatori sono sempre gli stessi e il controllo resta affidato a una verifica visiva del livello, a una lettura periodica del contalitri e a una registrazione manuale, il sistema rimane essenziale, spesso sufficiente, legato a un’organizzazione semplice. Quando aumentano mezzi, operatori, sedi, fasce orarie di utilizzo e necessità di ricostruire con precisione chi ha prelevato, quanto, quando e per quale veicolo, il rifornimento richiede un salto tecnico: contalitri evoluto, identificazione utente, storicizzazione dell’evento, connessione software, controllo remoto, in alcuni casi anche associazione obbligata tra pistola e mezzo mediante RFID.

Il primo livello di controllo resta il contalitri, perché ogni sistema avanzato nasce comunque da una misura affidabile dell’erogato. Nelle configurazioni Righetto per serbatoi fuori terra compaiono già contalitri ad uso privato con totalizzatore progressivo e parziale azzerabile, integrati in cassette erogatrici con elettropompe, filtro by-pass, quadro IP55, pistola automatica e, in alcune versioni, blocco pompa al minimo livello.

Il passaggio successivo è la tracciabilità del rifornimento: nelle soluzioni Righetto con elettronica Agilis il sistema registra l’accesso tramite PIN o chiavi elettroniche i-Button, consente la gestione da 80 fino a 250 utenti secondo il modello, memorizza le erogazioni e permette di associare a ogni rifornimento dati come targa, chilometraggio, data e ora.

Qui si chiarisce anche quando conviene davvero fare il salto: conviene quando il registro manuale rallenta il lavoro, quando le incongruenze tra litri acquistati e litri distribuiti richiedono troppo tempo per essere verificate, quando il responsabile deve ricostruire i consumi a posteriori e non dispone di un dato già ordinato, quando il serbatoio privato serve più mezzi durante la giornata e il controllo affidato alla memoria degli operatori non è più sufficiente. Conviene anche quando il costo nascosto non è il carburante in sé, ma il tempo necessario per capire dove è finito, come si è distribuito tra mezzi e squadre, se ci sono prelievi fuori procedura, se l’autonomia del deposito è coerente con i cicli di lavoro. In tutte queste condizioni la digitalizzazione è una riduzione del margine di incertezza.

La connessione software amplia ulteriormente la funzione del sistema: le unità Agilis indicate da Righetto permettono esportazione dei dati in formato .pdf, .xlsx e .txt, connessione tramite chiave manager o rete LAN/Wi-Fi, uso di software dedicato per report dettagliati. PIUSI, con la piattaforma B.SMART, porta questo principio a un livello superiore: gestione in cloud, tracciamento di tutte le transazioni, aggiornamento in tempo reale su PC e dispositivi mobili, adattabilità a impianti singoli o multisito, utilizzo in settori come trasporti, edilizia, agricoltura e flotte aziendali. Quando un’impresa ha più punti di rifornimento, più sedi o più responsabili che devono accedere agli stessi dati senza dipendere da una postazione locale, il cloud centralizza la lettura del rifornimento e la rende disponibile ovunque, senza trasformare ogni verifica in un controllo sul campo.

Questo livello è particolarmente utile quando il serbatoio aziendale entra in una logica di gestione distribuita: perché un deposito singolo, con pochi utenti e consumi stabili, può essere governato bene anche con una centralina locale. Una rete di distributori interni, mezzi operanti su più aree geografiche, cantieri temporanei, basi operative distinte o un parco macchine che lavora su turni richiede invece un dato condiviso, sincronizzato, ordinato. Il vantaggio non riguarda solo il controllo amministrativo: migliora la programmazione dei rabbocchi, riduce la dipendenza da letture locali, rende più rapido l’accertamento di anomalie e permette di osservare i consumi per mezzo, per squadra, per sito, per fascia temporale. In un ambiente professionale questa capacità di lettura vale spesso più della sola automazione dell’erogazione.

L’RFID aggiunge un ulteriore grado di controllo, perché non si limita a riconoscere l’utente, riconosce il destinatario corretto del carburante. La logica illustrata da PIUSI con IdentiTank è molto chiara: la pistola eroga solo se riconosce il tag RFID associato al mezzo o al serbatoio autorizzato, la perdita del segnale interrompe il flusso, l’operazione resta registrata nel sistema B.SMART. In un impianto tradizionale con PIN o chiave elettronica l’accesso è autorizzato, ma l’errore operativo resta possibile: rifornimento del mezzo sbagliato, travaso non previsto, uso improprio del punto di erogazione. Con RFID associato alla pistola e al veicolo, il controllo si sposta dal soggetto che avvia il rifornimento all’effettiva coerenza tra bocca erogante e mezzo autorizzato. Non tutti i sistemi di monitoraggio del serbatoio lavorano allo stesso modo: Righetto, nella descrizione della soluzione Agilis, specifica che il livello del serbatoio viene monitorato in modalità virtuale, quindi non in tempo reale, ma sulla base delle erogazioni e dei rifornimenti registrati.

Il passaggio conviene, in definitiva, quando il valore del dato supera il costo della sola erogazione: in quel momento il contalitri smette di essere soltanto un componente del gruppo pompa, diventa il primo anello di una catena che comprende identificazione utente, riconoscimento del mezzo, registrazione dell’evento, esportazione del report, supervisione remota e, nei sistemi più completi, blocco automatico dell’erogazione fuori regola.