Un serbatoio idrico appartiene alla categoria di architetture silenziose, decisive per la vita quotidiana eppure spesso dimenticate, finché non si rompe qualcosa. E proprio per questo colpisce la storia di Bacoli, nei Campi Flegrei: un ex serbatoio idrico, costruito nella prima metà del Novecento per assicurare un servizio efficiente durante la guerra, oggi è riconvertito in un ristorante e cocktail bar che è diventato un punto di riferimento per gli appassionati del crudo di mare.
Il serbatoio non è stato solo recuperato, ma è stato reinterpretato; infatti viene chiamato “castelletto” perché la struttura fu realizzata a immagine del più antico e imponente Castello aragonese. Ed oggi non si parla più della sicurezza idrica in tempo di guerra, bensì di convivialità, cibo ed esperienza.
Il progetto si intreccia con una storia imprenditoriale familiare: infatti, Borgo 50 (questo il nome della struttura) compie dieci anni, perché ha aperto nel gennaio 2016 e viene gestito dalla famiglia Mazzella, con i fratelli Erasmo e Rosario che portano avanti quanto avviato dal padre Ferdinando. Un edificio nato per servire una comunità ritorna a essere servizio, ma in una forma contemporanea e personale, costruita su continuità e passaggio di testimone.
La riconversione di un serbatoio idrico non è mai banale dal punto di vista spaziale: esso nasce per contenere, per lavorare con la massa e con la gravità, per resistere nel tempo. Ha volumi spesso pieni, murature importanti, geometrie pensate per la stabilità e, trasformarlo in un luogo di ospitalità, significa trovare luce dove prima contava l’ombra, creare percorsi dove prima bastavano condotte, aprire alla socialità un corpo edilizio concepito per la chiusura.
Nel caso di Borgo 50, c’è una sala interna di circa 40 posti, una piccola saletta privata per due persone ricavata all’interno di una torre e un giardino esterno. In pratica, il serbatoio resta un castelletto dallo scenario intimo, quasi teatrale, con l’idea della torre che suggerisce un’esperienza speciale.
Dal giardino esterno, poi, si possono ammirare il cratere dei Fondi di Baia e i porti di Baia e di Miseno di Bacoli: per cui, un edificio tecnico del Novecento, ricollocato dentro un’esperienza gastronomica contemporanea, finisce così per diventare una sorta di punto di osservazione sul territorio, un luogo che non offre solo un menu ma un modo di guardare ciò che lo circonda.
Un serbatoio, inoltre, è un oggetto che nasce per proteggere e garantire continuità: stocca, conserva, stabilizza. È una promessa di resilienza e, nel Novecento, in tempo di guerra, questa promessa aveva un valore immediato e strategico. Oggi la promessa non è più la continuità idrica, ma la continuità di un luogo che non viene abbandonato, che non diventa rudere o problema, che non resta relitto urbano. La riconversione diventa un modo per fare manutenzione della memoria, per trasformare un’infrastruttura dismessa in un pezzo di economia viva, in un punto di attrazione capace di generare lavoro e identità.
