24.07.2026
Autun sostituisce il serbatoio di Saint-Blaise per eliminare 100.000 metri cubi di perdite all’anno

Il grande serbatoio di acqua potabile di Saint-Blaise, ad Autun, sarà parzialmente demolito e sostituito da due nuove vasche circolari, al termine di un intervento destinato a eliminare perdite stimate in circa 100.000 metri cubi all’anno; il volume disperso corrisponde approssimativamente alla capacità di quaranta piscine olimpioniche e riguarda acqua già captata, trattata e resa potabile, con un costo ambientale ed economico superiore a quello prodotto da una perdita localizzata sulla sola rete di distribuzione.

I lavori sono iniziati presso la stazione di trattamento di Saint-Blaise e comportano un investimento complessivo superiore a 2,1 milioni di euro. Il progetto prevede la progressiva dismissione del serbatoio rettangolare esistente, ormai interessato da infiltrazioni e problemi di tenuta, e la realizzazione di due vasche circolari da 500 metri cubi ciascuna, accompagnate dalla ricostruzione della camera delle valvole, dal rifacimento delle canalizzazioni di collegamento e dall’installazione dei nuovi componenti idraulici ed elettromeccanici. La conclusione dell’intervento è prevista per settembre 2027, mentre la produzione e la distribuzione dell’acqua saranno mantenute durante tutte le fasi del cantiere.

La struttura esistente, conosciuta localmente come serbatoio cattedrale per le dimensioni e per la configurazione del suo spazio interno, fu costruita alla fine del XIX secolo e dispone di una capacità prossima ai 2.000 metri cubi. La vasca rettangolare misura circa 30,6 metri per 20,06 metri, occupa una superficie di 615 metri quadrati e raggiunge un’altezza interna di oltre cinque metri; la presenza di pilastri e ampie campate conferisce all’interno l’aspetto monumentale dal quale deriva il soprannome. L’opera precede di diversi decenni la moderna stazione di trattamento e appartiene alla prima fase di sviluppo dell’acquedotto di Autun, dove la distribuzione pubblica dell’acqua era già presente intorno alla metà dell’Ottocento. La lunga permanenza in esercizio ha trasformato il serbatoio in una testimonianza dell’ingegneria idraulica storica della città, senza eliminare la necessità di adeguare la funzione di accumulo alle attuali condizioni strutturali, sanitarie e gestionali.

La dispersione di 100.000 metri cubi di acqua potabile all’anno equivale a una perdita media di circa 274 metri cubi al giorno, pari a oltre undici metri cubi ogni ora. Il fenomeno assume particolare rilevanza perché si verifica all’interno di un impianto posto dopo la fase di potabilizzazione: l’acqua perduta è già stata captata dalle fonti, convogliata alla stazione, sottoposta ai trattamenti necessari e preparata per l’immissione nella rete urbana. Ogni metro cubo disperso incorpora quindi il lavoro degli impianti di captazione e trasferimento, il consumo energetico della stazione, l’impiego dei reagenti, le attività di controllo della qualità e i costi di gestione dell’intero processo. La perdita riduce il rendimento del servizio e obbliga il sistema a trattare una quantità di acqua superiore rispetto a quella che raggiunge effettivamente gli utenti.

La struttura era già stata svuotata per consentire ispezioni e interventi di impermeabilizzazione, mentre il successivo approfondimento diagnostico, condotto nel secondo semestre del 2024, ha portato alla scelta di demolire parte dell’opera e ricostruire il sistema di accumulo, superando una strategia basata sulla ripetizione di trattamenti superficiali su un manufatto ormai molto datato.

Saint-Blaise è uno dei due principali siti che alimentano Autun, insieme all’impianto di Saint-Émiland, collegato alla città dal 2010. La stazione riceve acqua da circa dodici sorgenti captate sul massiccio della Planoise e continua a fornire approssimativamente un terzo del fabbisogno idrico urbano; l’acqua viene trattata sul posto, accumulata nei serbatoi e successivamente inviata verso la rete di distribuzione. Le fonti che convergono sul sito comprendono i drenaggi della montagna di Saint-Sébastien, le acque provenienti dallo stagno des Cloix e alcune parti di un sistema idraulico legato a opere e acquedotti di origine romana. La stazione si inserisce quindi in una rete di approvvigionamento articolata, formata da sorgenti, raccolte superficiali, impianti di trattamento, riserve e collegamenti tra differenti aree del territorio. La presenza di Saint-Émiland e delle altre risorse disponibili consente di eseguire i lavori senza interrompere la fornitura agli abitanti. La gestione del cantiere dovrà coordinare le demolizioni, la costruzione delle nuove vasche e il passaggio dalle vecchie alle nuove tubazioni, mantenendo operative le parti necessarie e programmando con precisione le fasi nelle quali saranno effettuati i collegamenti definitivi.

Il recupero dei 100.000 metri cubi annui produce un effetto diretto sulla disponibilità della risorsa e riduce la quantità di acqua che deve essere captata e trattata per fornire lo stesso volume agli utenti. La stazione potrà impiegare meno energia, meno reagenti e meno ore di funzionamento per compensare le dispersioni del vecchio deposito. Il risultato diventa particolarmente rilevante durante i periodi di forte consumo: nel corso delle recenti fasi di caldo intenso, la domanda locale è aumentata di circa il 30%; la riduzione delle perdite consente di trattenere nel sistema una quota maggiore dell’acqua disponibile, aumentando la capacità di risposta senza incrementare nella stessa proporzione i prelievi dalle fonti.

La sostituzione del serbatoio di Saint-Blaise modifica un elemento centrale del sistema idrico di Autun, eliminando una dispersione equivalente a una parte significativa della capacità annuale di produzione dell’impianto. Le due nuove vasche avranno un volume inferiore e una configurazione più flessibile, con un ricambio dell’acqua più frequente e la possibilità di isolare separatamente ogni comparto. La demolizione del serbatoio cattedrale comporta la perdita parziale di un’opera storica dalle dimensioni monumentali, ormai incapace di garantire la tenuta richiesta a un deposito di acqua potabile, ma la ricostruzione risponde a una funzione precisa: conservare nel sistema l’acqua già resa disponibile, aumentare l’efficienza della stazione e assicurare una riserva coerente con i consumi attuali, mantenendo l’acquedotto operativo durante l’intero intervento.