A fine 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha firmato un nuovo decreto che mette sul tavolo ulteriori 206,8 milioni di euro per l’adeguamento alla normativa antincendio e per interventi urgenti di messa in sicurezza degli edifici scolastici. È un rifinanziamento che arriva dopo un primo stanziamento di 223,7 milioni approvato a novembre e, soprattutto, nasce con un obiettivo operativo chiarissimo, ossia far scorrere graduatorie già pronte, già pubblicate, già misurabili, così da trasformare più rapidamente i progetti in cantieri e lavori reali.
Dentro questa notizia c’è un punto spesso sottovalutato quando si parla di edilizia scolastica: la differenza tra annunciare fondi e riuscire a farli arrivare a chi deve intervenire davvero, cioè gli enti locali proprietari degli edifici. Nel caso specifico, la scelta di usare risorse aggiuntive per lo scorrimento delle graduatorie riduce una delle frizioni tipiche dei bandi pubblici ovvero quella lunga terra di mezzo in cui i progetti esistono, magari sono stati valutati bene, ma restano fuori per esaurimento dei finanziamenti. Con il nuovo decreto, la platea degli interventi potenzialmente finanziabili si allarga senza dover ripartire da zero con una nuova procedura.
Il contesto è quello di un piano più ampio che il Ministero colloca dentro un perimetro di investimenti complessivi nell’edilizia scolastica nell’ordine di circa 12 miliardi di euro, tra PNRR e fondi ministeriali, un programma che coinvolge circa 10.000 edifici scolastici, cioè una quota rilevante del patrimonio nazionale e che tocca scuole e strutture come asili, mense e palestre legate alla vita quotidiana degli istituti.
Il tema antincendio merita un passaggio a parte, perché è uno degli ambiti dove l’Italia ha accumulato negli anni ritardi e proroghe e l’adeguamento antincendio significa spesso intervenire su compartimentazioni, vie di esodo, sistemi di rilevazione e allarme, materiali, impianti e, in alcuni casi, su configurazioni edilizie che risalgono a decenni fa.
È un tipo di lavoro che può essere invisibile agli occhi di chi entra a scuola ogni giorno, ma che cambia radicalmente il livello di protezione e la capacità di gestire un’emergenza senza improvvisazione. Non a caso, il piano unisce antincendio e interventi urgenti di messa in sicurezza, proprio perché nella realtà molti edifici hanno bisogno di pacchetti di lavori che si parlano tra loro: ridurre il rischio incendio e, insieme, risolvere criticità immediate che possono riguardare elementi strutturali, impiantistici o condizioni di fruibilità.
Sul nuovo decreto da 206,8 milioni viene indicato che oltre il 43,4% è destinato agli enti locali del Mezzogiorno, una quota che punta a compensare divari storici e ad accelerare dove le fragilità del patrimonio scolastico sono spesso più marcate. Sul precedente impianto collegato all’avviso e alle graduatorie, viene richiamato anche un vincolo di destinazione al Sud pari al 40%.
Per capire cosa cambia per Comuni, Province e Città metropolitane, è utile collegare il nuovo decreto al meccanismo già avviato a novembre: l’avviso pubblico legato al DM 21 novembre 2025 n. 229, pubblicato sulla piattaforma PNRR Istruzione, ha prodotto graduatorie distinte per interventi antincendio e per interventi urgenti di messa in sicurezza. In pratica, esiste già una mappa di progetti valutati e ordinati e il rifinanziamento serve a far entrare in gioco ulteriori candidature che erano rimaste in coda.
Nelle comunicazioni rivolte agli enti locali viene chiarito che le risorse del primo impianto erano ripartite con una logica che privilegiava l’antincendio rispetto alla messa in sicurezza (indicazione riportata come 70% e 30% ai fini delle graduatorie) e che i progetti devono rispettare scadenze stringenti di realizzazione: appalto e aggiudicazione entro il 30 aprile 2026 e conclusione entro il 31 dicembre 2026.
Le indicazioni diffuse agli enti locali, poi, parlano di un numero massimo di proposte per ente (con soglie più alte per capoluoghi e città metropolitane), di criteri di valutazione che includono il livello di progettazione e anche di un perimetro di spese non ammissibili. L’obiettivo è evitare che il finanziamento si disperda in voci indirette e concentrare le risorse su lavori che incidano davvero su sicurezza e conformità: è una logica che tende a premiare chi arriva con progetti maturi e cantierabili, riducendo il rischio di fondi bloccati da iter troppo acerbi.
Il Ministero stesso, secondo quanto riportato, collega esplicitamente il rifinanziamento al precedente stanziamento di novembre, indicando che quel primo provvedimento aveva consentito di finanziare oltre 1.100 progetti e che ora l’obiettivo è ampliare ulteriormente il numero degli interventi realizzabili attraverso lo scorrimento delle graduatorie.
Dal punto di vista delle scuole, infine, l’impatto non si misura solo in cifre, ma in conseguenze pratiche: un edificio che si adegua alle norme antincendio diventa un luogo in cui l’emergenza è gestibile e non affidata alla fortuna; un intervento urgente di messa in sicurezza riduce rischi immediati e spesso migliora anche la vivibilità quotidiana degli spazi. E c’è un effetto indiretto, ma reale: quando l’ente locale investe su un edificio scolastico, mette in moto una filiera che coinvolge progettisti, imprese, fornitori, controlli, collaudi. È un tipo di spesa pubblica che, se ben governata, produce sicurezza e lavoro insieme.